I demoni di Itaca: L’Odissea introspettiva di Christopher Nolan

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A cura di Fabio de Paulis

Locandina



Se si voleva vedere una trasposizione dell’ Odissea altamente spettacolare, ci sarebbe voluto un Ridely Scott.
Se si voleva vedere un adattamento più scolastico, magari Spielberg, per attirare anche i giovanissimi. Sarebbe andato bene un Luc Besson per qualcosa di surreale. Ma il viaggio di ritorno di Odisseo con i suoi tormenti, i suoi rimorsi, con il fare i conti con se stesso e i propri demoni, non poteva essere raccontato meglio se non da Nolan. Vivere nel ricordo di una guerra vinta con l’inganno, al prezzo di anni di sacrifici e privazioni, di distruzione di intere popolazioni e con la perdita totale dei propri compagni, deve far riflettere sull’inutilità della guerra stessa. Nolan ci consegna un Ulisse, interpretato magnificamente da Matt Damon, devastato interiormente che riesce a trovare la propria pace interiore per gli abomini commessi, tutti con l’inganno, nella sua discendenza in Telemaco e dopo la vendetta, ovvero con il ripristino dell’ordine sociale, stravolto da chi, approfittando della sua assenza, ne aveva abusato, con l’esilio volontario.
Nolan ci consegna un opera grandiosa, al di là della fedeltà al testo. Che Elena fosse bianca o nera, che Polifemo sia glabbro o barbuto, che la maga Circe sia tutt’altro che attraente, o Calipso per niente tentatrice, nonostante la sua semplice bellezza, nulla o poco importa. Importa per Nolan la potenza espressiva di ogni personaggio e la potenza dell’opera messa a in scena nel suo complesso con dentro il messaggio che porta.
Penelope (Anne Hatwey), Telemaco (Tom Holland), Antinoo (Robert Pattinson), Calipso (Charlize Theron), Atena (Zendaya) e via via tutti gli altri, si sono dimostrati interpreti perfetti, ognuno nel proprio ruolo, e Nolan ci vuol far arrivare il messaggio che maggiori saranno gli errori dell’ essere umano durante la propria vita e altrettanto lungo e tedioso sarà il viaggio di ritorno, intriso di ostacoli che rappresentano il dover affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Il ritorno a casa dopo venti anni, dieci di una guerra vinta, ma che non è bastato ai vincitori vincerla scatenandosi proditoriamente contro la popolazione inerme di Troia, e altri dieci per il ritorno a Itaca, rappresentano per Nolan un lungo viaggio di espiazione.
Le brutture di una guerra, l’ inganno, il negare ospitalità allo straniero infrangendo la legge di Zeus, il senso di colpa, la distruzione di una civiltà, sembrano temi più che mai attuali che solo un lungo percorso introspettivo di autosservazione e di analisi, lungo come il ritorno ad Itaca, consentono a qualsiasi individuo, nel riconoscere i propri errori, di ritornare alla propria casa.
L’ Odissea di Nolan?
Un capolavoro!

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