
Era il 2016 quando un ladruncolo di Tor Bella Monaca, inseguito dalla polizia tra i vicoli della Capitale e tuffatosi nel Tevere, emergeva dalle acque non solo coperto di fanghiglie tossiche, ma investito di una missione (seppur riluttante) che avrebbe cambiato per sempre il volto del cinema italiano.
Oggi, a dieci anni da quel debutto folgorante, “Lo chiamavano Jeeg Robot“ di Gabriele Mainetti è tornato nelle sale in una smagliante versione restaurata in 4K, per celebrare un decennio di un’opera che ha dimostrato come anche l’Italia potesse avere i suoi supereroi, sporchi, cattivi e profondamente umani.
Una rivoluzione chiamata Enzo Ceccotti
Quando uscì, il film di Mainetti fu un vero e proprio “glitch” nel sistema cinematografico nazionale. In un panorama diviso tra commedie nazionalpopolari e drammi d’autore, il personaggio di Enzo Ceccotti (interpretato da un monumentale Claudio Santamaria) portò una ventata di aria fresca — o meglio, di polvere e asfalto.
Un supereroe sub-urbano
Il segreto del successo non fu l’emulazione dei blockbuster Marvel, ma la sua profonda identità locale. La forza sovrumana di Enzo non serviva a salvare il mondo, ma a scardinare bancomat, finché l’incontro con la fragile Alessia (Ilenia Pastorelli) e la nemesi assoluta, lo “Zingaro” (Luca Marinelli), non trasformarono quella forza in un atto di responsabilità.

Il ritorno in sala non è solo un’operazione nostalgia. Il restauro in altissima definizione permette di apprezzare dettagli tecnici che all’epoca sancirono la nascita di una nuova eccellenza produttiva. Inoltre, rivedere sul grande schermo la performance istrionica di Marinelli resta un’esperienza necessaria per ogni cinefilo.
L’eredità di un cult
Sette David di Donatello e un successo di pubblico travolgente hanno reso Jeeg Robot la “pietra angolare” del nuovo cinema di genere italiano, aprendo la strada a opere come Freaks Out, dello stesso Mainetti, o la serie Christian di Stefano Lodovichi dove abbiamo un Cristo di periferia.
Mainetti ha dimostrato che con un’idea forte e il giocare con i codici del genere, si può fare grande cinema anche senza i budget di Hollywood.
