Pietrangeli femminista e avanguardista.

Antonio Pietrangeli e Stefania Sandrelli in una scena emblematica
di
“Io la conoscevo bene”

Oggi vi parlo di un regista scomparso 51 anni, un regista che molto ha dato al cinema italiano, soprattutto nel delicato passaggio dal neorealismo alla commedia all’italiana, intesa come filiazione e naturale prosecuzione del primo, e troppo presto dimenticato. Antonio Pietrangeli paga, in primis, lo scotto di essere un insofferente alle rigide categorie, tanto necessarie alle majors, e per questo risulta, ancora oggi, difficile etichettare il suo cinema. Ma il talento, la grandezza e la professionalità vanno oltre tutte le possibili categorie e definizioni. Per questo vale la pena avvicinarsi al cinema di questo grande regista che, mezzo secolo fa, riusciva ad avere una visione nitida e chiara della psicologia umana e dei meccanismi sociali che regolavano la vita di ieri come quella di oggi. Quello che colpisce è il modo in cui Pietrangeli riesce, con il suo sguardo dolce e carezzevole ma mai pietoso, a raccontare il prismatico universo femminile. Nel suo cinema, che si svolge tutto tra la metà degli anni Cinquanta e Sessanta, assistiamo ad un notevole inversione: le donne, da sempre relegate in ruoli ancillari di mogli, madre o amanti, diventano protagoniste mentre, in secondo piano, troviamo i volti maschili più celebri da Mastroianni a Tognazzi. Pietrangeli dà, in un periodo storico in cui i movimenti femminili sono ancora abbastanza lontani, voce e potere a quelle donne che cercano di ritagliarsi uno spazio in un’Italia accecata dal boom economico ma ancora profondamente retrograda, passatista e carica di pregiudizi. A fare i conti con quell’Italia lì saranno Adriana di “Io la conoscevo bene” (1965), Celestina de “Il sole negli occhi” (1953) e Adua e le compagne dell’omonimo film del 1960. Un sottile filo rosso che lega le donne dei suoi film, un filo che intreccia anche Pina de “La visita” (1963) e Dora de “La parmigiana” (sempre del 1963). Donne sconfitte ma cariche di coraggio e dignità, una dignità tale da lasciar pensare che i vari sconfitti siano altri. Tra le tematiche ricorrenti nei suoi film notiamo la contrapposizione tra città e campagna, dove la prima viene sempre connotata in maniera negativa in quanto portatrice dei valori distruttivi della modernità, l’incompatibilità tra l’universo femminile e quello maschile che, a dirla tutta, non esce proprio a testa alta dai suoi film, la difficoltà di comunicare e la poca voglia di comprendere. Negli ultimi anni, anche in occasione del cinquantennio della scomparsa dell’registra, pare che i suoi film siano stati molto rivalutati ma, già dal 2008 “Io la conoscevo bene”, compare nella lista dei 100 film da salvare, quei film che hanno cambiato la memoria collettiva del paese, ed è per questo che vi parlerò a breve di questo film “salvato” ma ancora da salvare.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. elettasenso ha detto:

    Molto interessante. Non conosco Pietrangeli. Vedrò di vedere

    Piace a 1 persona

    1. medea2803 ha detto:

      👍🎬 Ne vale assolutamente la pena.

      Mi piace

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