“Lacci”: il ritorno di Lucchetti e l’omaggio ad Antonio Pietrangeli

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Con “Lacci”, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista romano Daniele Lucchetti ritorna, dopo anni di lavori un pò sbiaditi, ad un cinema di livello. Si tratta di un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Domenico Starnone (edito nel 2017 e inserito dal New Yorks Time tra i 100 miglior romanzi) per il quale, tra l’altro, aveva già trasposto “La Scuola” (1995).

“Lacci”, distribuito nelle sale italiane ad ottobre, è un testo letterario di delicatissimo livello: il titolo, infatti, sottolinea a pieno il sottile psicologismo che attraversa il libro e che Lucchetti, in sede di sceneggiatura con il supporto di Starnone e di Piccolo, riesce a traslare nel film. “Lacci”, sono quelli in cui, ognuno di noi inconsapevolmente, si trova imbrigliato nel corso della propria esistenza e che spesso ci privano del pieno controllo della nostra vita. Uno dei lacci più saldi è sicuramente l’amore. La trama, infatti, ruota proprio intorno alle difficoltà dei rapporti di coppia, all’invecchiamento e all’affievolirsi della passione. Quello che resta è una deandreiana “svogliata carezza”; in altre parole restano “lacci”.

La pellicola di Lucchetti si evolve e migliora con lo scorrere dei minuti trasformandosi da film narrante la media e piccola borghesia ad un vero e proprio viaggio nei meandri nascosti del cuore e della psiche umana. Il livello del film, in realtà, è già abbastanza alto in partenza: l’esordio, affidato ad un balletto meccanico e deumanizzante, è un chiarissimo omaggio ad Antonio Pietrangeli e il suo capolavoro “Io la conoscevo bene” (1965) in cui si sferra un potentissimo attacco alle maschere indossate dalla borghesia.

La sceneggiatura è ben costruita, così come le inquadrature, ma un ruolo importantissimo è affidato al “non detto” e a tutto ciò che succede fuori campo.

Un romanzo già validissimo di per sè a cui Lucchetti dedica una delicata e pregnante trasposizione cinematografica che poggia su un cast validissimo. Sullo schermo abbiamo Luigi Lo Cascio, il cui calibro artistico è stato rimarcato ne “Il Traditore” di Marco Bellocchio, Laura Morante, Silvio Orlando, Adriano Giannini, Linda Caridi, Giovanna Mezzogiorno e Alba Rohwacher.

Un film consigliatissimo per gli amanti del cinema italiano di un certo livello.

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