Rai 1 omaggia Fabrizio De André in occasione del suo compleanno: mercoledì torna in onda “Principe libero”

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Locandina film



Mercoledì 18 febbraio, in prima serata, torna il biopic dedicato a Fabrizio De André. Un viaggio tra musica, carruggi e libertà, interpretato da un intenso Luca Marinelli.

C’è un’aura di sacralità che circonda la figura di Fabrizio De André, un’eredità intellettuale che spesso spaventa chiunque provi a raccontarla. Eppure, Rai 1 anni fa ha deciso di accettare la sfida portando sul piccolo schermo “Principe Libero”, la fiction evento che ripercorre quarant’anni di vita, musica e tormento del cantautore genovese. Mercoledì 18 febbraio, in occasione del compleanno di Fabrizio, Rai 1 punta sulla rimessa in onda di una fiction che, nonostante il successo, si rivelò divisiva.

Il titolo, mutuato da una citazione del pirata britannico Samuel Bellamy riportata sulla copertina di uno dei suoi album più celebri, è già un manifesto programmatico: “Io sono un principe libero e ho la stessa autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”.



Un racconto tra pubblico e privato
La narrazione, diretta da Luca Facchini, non si limita a una semplice sfilata di successi musicali. Il film scava nell’anima di “Faber”, partendo dall’infanzia ribelle a Genova, passando per l’amicizia viscerale con Paolo Villaggio – che per primo lo soprannominò proprio “Faber” – fino agli amori che hanno segnato la sua esistenza: la prima moglie Puny e l’anima gemella Dori Ghezzi.
A dare corpo e voce (spesso cantando lui stesso i brani) al poeta è Luca Marinelli. L’attore romano riesce nell’impresa quasi impossibile di non scivolare nell’imitazione, restituendo invece la fragilità e il carisma di un uomo che ha sempre preferito la direzione “ostinata e contraria”. Accanto a lui, un cast d’eccellenza che vede Valentina Bellè nei panni di Dori Ghezzi e Il compianto  Ennio Fantastichini in quelli del padre Giuseppe De André.


Il biopic non evita i passaggi più oscuri e difficili, come: il conflitto con il padre con la tensione tra le aspettative dell’alta borghesia genovese e la vocazione per i “carruggi”, il successo sofferto e il rapporto ambiguo con la popolarità e il palcoscenico.

Spazio anche al sequestro dell’anonima sarda e i quattro mesi di prigionia in Sardegna, vissuti con una dignità e un’umanità tali da portarlo, paradossalmente, a perdonare i suoi carcerieri.

Principe Libero non è solo un omaggio a un artista scomparso, ma un invito a riscoprire la forza delle parole. In un’epoca di messaggi effimeri, la Rai restituisce al grande pubblico la figura di un uomo che ha dato voce a chi non l’aveva: le prostitute, gli emarginati, i vinti.

L’appuntamento è una celebrazione necessaria per chi lo ha amato e una lezione di bellezza per le nuove generazioni. Un tributo che non lascia spazio a critiche superflue.

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