“Il Falsario”, tra falsi d’autore e verità nascoste: il noir che riscrive gli anni di piombo

Presentato al Festival del Cinema di Roma nell’ottobre 2025, “Il Falsario” è arrivato su piattaforma Netflix lo scorso 23 gennaio attirando subito l’interesse e la curiosità degli spettatori.

Diretto da Stefano Lodovichi, noto per la sua firma in prodotti di successo come la serie tv rai “Il Cacciatore”, “Christian” targata Sky Original, e “La stanza” è noto per il suo modo interessante di fare cinema e di narrare spaccati storici o inventati in modo originale in linea con una sensibilità europea e un’estetica ricercata.

“Il Falsario” ci offre una fotografia dell’Italia degli anni di piombo, divisa tra rossi, neri, servizi segreti e Chiesa mettendo al centro della narrazione una figura poco mainstream: il falsario Antonio Chichiarelli, vissuto a Roma tra gli Settanta ed Ottanta. Il film si ispira proprio a un libro a lui dedicato, dal titolo “Il Falsario di Stato” del 2008, scritto a quattro mani da Nicola Biondo e Massimo Veneziani. Lodovichi, dunque, decide di narrare una storia nota ma lo fa da un’angolazione diversa, in cui Banda della Magliana, brigadisti e servizi segreti non sono protagonisti ma i burattinai che muovono i fili della storia di Italia in cui inciampa, inconsapevolmente, anche il protagonista Toni.

A dare volto al protagonista è l’ormai consacrato Pietro Castellitto che ha già dato grandi dimostrazioni attoriali in pellicole precedenti come “I predatori” ed “Enea” e che, ogni volta, riesce a regalare performance intense e drammatiche smorzate da quel tipo di comicità romana che rende tutto più leggero, anche la tragedia.

Toni, originario di un piccolo paese dell’Abruzzo, è un pittore stanco di dipingere la nebbia del suo paesino. Passa le giornate con i suoi migliori amici: Vittorio, (Andrea Arcangeli) che pur di studiare diventerà prete e Fabione (Pierlugi Gigante) che, invece, sposerà la causa “rossa” prendendo parte direttamente al sequestro del presidente Moro. Giunti nella capitale ognuno si costruirà il suo destino. Quello di Toni, che è bravo a dipingere ma bravissimo a copiare le grandi opere artistiche, sarà quello, grazie all’aiuto della gallerista Donata (Giulia Michelini) di diventare il falsario più importante di Roma. Inevitabile, dunque, il suo ingresso in ambienti rischiosi come la Banda della Magliana in cui ritroviamo, proprio come in “Romanzo Criminale”, Edoardo Pesce. Ma Toni, nato e cresciuto in un piccolo paese, sembra proprio non avere cognizione delle situazioni ad alto rischio in cui si sta infilando. Non solo quadri, quindi, ma anche passaporti falsi, il settimo comunicato delle Br sul sequestro Moro commissionato dai Servizi a cui appartiene il Sarto, interpretato da un superlativo Claudio Santamaria.

La storia di Toni spinge sull’acceleratore, è un climax ascendente che prosegue a tutta velocità fino al finale inaspettato. “Cosa sei disposto a sacrificare per ottenere ciò che vuoi?”, ripete in voice-over il protagonista. Il film è, dunque, un romanzo di formazione che indugia sui sentimenti, sulla necessità di scelta che arriva proprio in una data storica: il 9 maggio 1978, data in cui Toni capirà necessariamente cosa è davvero importante e cosa è disposto a sacrificare.

“Il Falsario” in conclusione è un lungometraggio interessante, la cui forza poggia non solo su un cast notevole ma anche su una sceneggiatura salda e una fotografia che parla da sé in cui Roma è una protagonista assente ma presente ovunque, tagliente e spregiudicata. Interessante anche la colonna sonora con musiche elettro-pop tipiche di quegli anni che smorzano il tutto rendendo il film più leggero e incosciente, proprio come il suo protagonista.

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