
Da secoli filosofi, poeti e scienziati provano a incasellarlo, ma l’amore sfugge a ogni tentativo di definizione univoca. In teoria, questo sentimento dovrebbe essere la più nobile delle emozioni umane: un legame che unisce, che anela alla felicità e che dona senso alle relazioni. Eppure, osservato da vicino, l’amore si rivela un mosaico di contraddizioni. Platone lo descriveva come una tensione verso la bellezza ideale, Freud come un intreccio di desiderio e pulsioni, mentre le neuroscienze moderne lo riducono spesso a un cocktail di ormoni e neurotrasmettitori. Ma la teoria, per quanto affascinante, rischia di scontrarsi con la vita reale, fatta di incomprensioni, passioni improvvise e legami che resistono o si spezzano senza apparente logica.
E proprio di amore in teoria ci parla il nuovo film di Luca Lucini che, durante questo weekend, è stato il film più visto su Netflix.
“L’amore, in teoria”, questo il titolo del lungometraggio, è una fresca commedia romantica con l’obiettivo di parlare ai più giovani sfidando le convenzioni sul genere e intrecciando filosofia, politica, crescita personale e disillusione.
Leone (Nicolas Maupas) è un liceale diventato studente universitario di filosofia: diligente, educato, con la testa piena di teoria, sentimenti inespressi… e difetti nascosti. Da anni è innamorato di Carola (Caterina De Angelis), che però è fidanzata con Manuel, un tipo “poco raccomandabile”. I genitori di Carola lo adorano, convinti che Leone sia il ragazzo perfetto per lei. In realtà, Leone è solo il volto pulito da mostrare: Carola continua la sua relazione proibita con Manuel, dietro le quinte.
Leone, complice un incidente provocato da Manuel con l’auto del padre di Carola, viene accusato per un crimine che non ha commesso: la patente gli viene ritirata, sbaglia l’appello finale prima della laurea, e viene condannato a svolgere servizi sociali. È in questo ambito che la sua vita cambia: incontra Flor (Martina Gatti), attivista ambientalista, energica, mai banale, che gli mostra un altro modo di amare; e Meda (Francesco Salvi), un senzatetto che diventa mentore filosofico, guida morale che non viene dai libri ma dalla vita vissuta.
Alla fine, Carola torna: convinta di volere Leone davvero, mette il protagonista di fronte a una scelta difficile – rimanere ancorato all’“amore teorizzato” o scegliere ciò che sembra autentico.

Nicolas Maupas, celebre per la sua partecipazione nella serie “Mare Fuori” e nella fiction rai “Un professore”, per quanto sempre in linea in ogni performance, ne “L’Amore, in teoria”, non si allontana molto dal ruolo che ha ricoperto nella serie rai dandoci l’impressione di un personaggio già visto.
Il regista mostra in maniera speculare l’amore in teoria e l’amore come esperienza concreta incitando i giovani a discostarsi dall’ideale per seguire il reale.
L’intento del regista è sicuramente quello di decostruire alcune idee sbagliate sull’amore, di incitare i più giovani al coraggio di amare e di accettare un rifiuto ma il tutto si trasforma, ahimè, in una serie di cliché. A partire da Carola di famiglia borghese che si innamora del delinquente di turno, a Leone (Maupas) che si innamora della bella biondina che lo usa solamente, per finire con Flor, l’attivista vegana che si batte per l’ambiente, che combatte il patriarcato e che non crede nella coppia monogama solo per paura di amare. Stereotipato anche il personaggio di Meda, il senzatetto mentore che, pur non possedendo niente possiede tutto.
Lucini è noto per aver firmato, ormai nei lontani anni 2000, “Tre metri sopra il cielo” e per aver fatto “sognare” un’intera generazione. Ma i tempi sono combiati e lo spettatore moderno di certo non è più imgenuo come quello degli anni 2000.
Resta un po’ d’amaro in bocca per il modo in cui una tematica così importante, come l’amore giovanile, sia stato semplificato e ridotto all’osso cadendo in steriotipie e leggerezze.
Ovviamente ciò non significa che “L’amore, in teoria” non funzioni, risulta, anzi, un prodotto piacevolissimo con una sceneggiatura ben strutturata e una fotografia studiata nel dettaglio.
L’amore, in teoria non è un dramma romantico rivoluzionario, ma è un film importante per quello che sceglie di raccontare: la fragilità, la paura, le tentazioni di restare nei sogni adolescenti, e la forza che serve per uscire dalla teoria e vivere l’amore nel suo spessore vero.
