
Firmato alla regia da Stefano Sardo e rilasciato nelle sale italiane il 20 marzo 2025, “Muori di lei” è attualmente disponibile su piattaforma Prime Video.
Sardo, con il suo sguardo trasversale e riconoscibile che gli ha portato riconoscimenti importanti come il Nastro d’Argento nel 2024 per la serie “I leoni di Sicilia” e il David di Donatello 2025 per la miglior sceneggiatura non originale de “L’arte della gioia”, continua a sperimentare anche in quest’ultimo lungometraggio.
“Muori di lei” è ambiantato in una Roma in piena emergenza covid e alle prese con il lockdown dove Luca (Riccardo Scamarcio), professore di storia e filosofia, cerca di sopravvivere a questa nuova quotidiana fatta di didattica a distanza e tantissimo tempo libero. Non è lo stesso, invece, per sua moglie Sara (Maria Chiara Giannetta) che da medico dovrà cercare di fronteggiare l’emergenza in prima linea.
La regia di Sardo, già per il mondo in cui è riuscito a narrare quei mesi inenarrabili di lockdown, riuscendo a portare sul grande schermo l’alienazione, l’impotenza e la paura merita un encomio.
L’equilibrio di Luca e Sara, coppia antitetica e alle prese con un percorso di inseminazione artificiale, viene rotto dall’arrivo di una nuova vicina. La bella cubana Amanda, con la sua ventata di freschezza e apparente spensieratezza, aiuterà Luca a mantenere un contatto con la vita, con il mondo esterno e a ricostruirsi una nuova quotidianità sotto l’etichetta dell’adulterio.
“Muori di lei”, però, non è un film che si limita a parlare di tradimento ma una pellicola che analizza l’animo umano a 360 gradi mettendo a nudo le debolezze, le fragilità e gli inevitabili errori portando lo spettatore ad una piena sospensione del giudizio.
Sono molte, infatti, le tematiche che il regista esplora: alienazione e solitudine, traumi passati, infertilità e violenza sulle donne rendendo il film un vero e proprio mix che potrebbe destabilizzare lo spettatore che non riesce a incasellare il film in un genere specifico.

“Muori di lei” inizia con tutti i crismi di una commedia, sterza sul dramma e termina come un thriller psicologico. Generi, dunque, molto diversi che a fatica riescono a stare insieme senza disturbare. E se questo a molti critici non è piaciuto, bisogna riconiscere che Stefano Sardo è maestro nel tenerli insieme divertendosi a giocare con uno spettatore che, non appena crede di aver capito qualcosa, viene riportato al punto di partenza.
“Muori di lei”, dunque, è un prodotto che sfugge ad ogni tipo di definizione e che parla, sostanzialmente, di alienazione personale e, per questo la scelta del regista di raccontare la storia calandola in quel preciso contesto storico risulta vicente.
Nel nostro panorama cinematografico attuale film originali e non prevedibili si contano sulle dita di una mano e, “Muori di lei”, possiamo annoverarlo tra questi.
Scamarcio è al top delle sue capacità attoriali, calato perfettamente nella parte di uomo mediocre che non sceglie e che lascia che la vita scelga al suo posto. In linea anche Maria Chiara Giannetta che conferisce credibilità al suo personaggio e Mariela Garriga che, fino alla fine, sfugge ad ogni definizione e ad ogni logica se non a quella della triangolazione del desiderio. Unica pecca il personaggio di Cosimo e la sua sotto trama: non si può avere l’eclettico Giulio Beranek e affidargli un ruolo, rivelatore, ma secondario.
Apprezzabilissimo anche il voice-over e la rottura della quarta parete in chiusura della pellicola.
Nel complesso il film scorre con maestria, con una sceneggiatura incalzante e stretta, una buona fotografia e un ottimo montaggio.
