
A distanza di due giorni dallo sbarco su piattaforma Netflix, la miniserie drammatica “Inganno” di Pappi Corsicato, si è piazzata al secondo posto della top ten della classifica delle serie più viste.
Il regista napoletano, reduce di importanti successi ottenuti con le pellicole “Perfetta illusione” e “Il seme della discordia” torna dietro la macchina da presa in un progetto importante, degno di tenere testa a prodotti internazionali di grande impatto.
“Inganno”, basato sulla miniserie tv inglese “Gold Digger” dal quale si è distaccato cercando di rendere il prodotto più italianizzato e contestualizzato agli usi e costumi del nostro paese, racconta l’intrigante storia d’amore tra Gabriella, interpretata dalla bellissima Monica Guerritore, ed Elia interpretato dall’affascinante italo-canadese Giacomo Gianniotti, volto noto del grande cinema.
I due, con più di trent’anni di differenza, si incontrano in circostanze del tutto particolari e tra i due inizierà una tormentata storia d’amore, dai tratti tossici, che desterà preoccupazioni molto serie nella ricca e benpensante famiglia di Gabriella, proprietaria di un lussuosissimo e storico albergo in Costiera Amalfitana.
“Inganno”, in primis, sfida un importante tabu: quello della differenza di età all’interno di una coppia mettendo in luce le discrepanze di giudizio che spesso si creano in queste situazione. Se fosse stato un uomo di 60 anni ad iniziare una relazione con una 30enne i giudizi sarebbero stati gli stessi? Ma la pellicola di Corsicato non si limita a questo ma va ben oltre sondando terreni ostici ed inesplorati della psicologia umana mettendone a nudo le mille fragilità e sfumature. In “Inganno”, infatti, si parlerà di relazioni omosessuali, di bisessualità, di relazioni tradite, di social network, di segreti mai svelati, e di quanto possa essere difficile far parte di una famiglia agiata che fa di tutto per preservare la sua immagine cucendosi addosso le proprie maschere. La pellicola, dunque, si presenta come una macedonia ben assortita, forse troppo, di diversi drammi che affliggono l’uomo contemporaneo ma, nonostante ciò, funziona alla grande.

Monica Guerritore nei panni di Gabriella è sublime: il suo personaggio buca lo schermo e arriva al cuore dello spettatore che ne abbraccia la forza disarmante, la determinazione ma, al contempo, la sua ossimorica fragilità. E lo spettatore quasi si piega e piange con lei quando la vede al tappetto per un amore che sembra prendersi gioco di lei. Anche il bel Gianniotti, con i suoi occhi di ghiaccio che non ha caso sono diventati gli occhi di Diabolik, è perfetto nel ruolo del bel tenebroso dal quale non sai mai cosa aspettarti. Notevole anche l’interpretazione di Emanuel Caserio, nei panni di Stefano, che dà prova di grandi capacità attoriali risultando più che credibile in un ruolo nuovo, pieno di crepe, e completamente diverso da quello di Salvatore Amato del Paradiso delle Signore.
Ad incorniciare “Inganno” una bellissima fotografia, che grazie all’impiego di droni, riesce a regalare agli spettatori un paesaggio mozzafiato che spazia dalla Costiera al Vesuvio. Colpisce, inoltre, una sceneggiatura ben struttura e corposa che rendono le puntate via via più avvicenti.
Ma la vera forza di “Inganno”, superato lo spaesamento della prima puntata in cui lo spettatore non sa se sta guardando un thriller o un soft porno pieno di cliché, risiede proprio nel fatto di essere un prodotto ibrido, con più sfumature con una forte propensione al dramma psicologico. Tutti i personaggi della ricca famiglia di Gabriella, infatti, hanno un segreto, una maschera che gli consente di ingannare gli altri e, soprattutto, se stessi. Ad un tratto, però, alcune maschere cadono, altre vacillano e c’è chi sceglie, volutamente, di non smascherarsi.
L’inganno, infatti, è tutto lì, nella testa perché in fin dei conti “Anziché morire di delusione, meglio un inganno che dia la vita”.
