“La Scuola Cattolica” dalla censura in sala a Netflix

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E’ arrivato su Netflix solo tre giorni fa, il chiacchierato e criticato film diretto da Stefano Mordini tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati (premio strega nel 21016) “La scuola cattolica”.

Il film, uscito in sala in 7 ottobre 2021 e presentato fuori concorso alla 78° Edizione della Mostra del Cinema di Venezia, e stato poi censurato in sala per i minori di 18 anni. In quei giorni se ne parlò un pò ovunque e il pubblico si divideva tra chi sosteneva l’importanza di ricordare e far conoscere al pubblico più giovane il raccapricciante e terribile “Massacro del Circeo” e chi, invece, riteneva ingiusto ed irrispettoso per le vittime portare in sala quella storia.

“La scuola cattolica”, porta in sala la straziante tragedia avvenuta tra il 29 e il 30 settembre del 1975 nella villa al Circeo in cui, due giovanissime ragazze, Rosaria e Donatella, vennero portate con l’inganno in una lussuosissima villa e dove una delle due, dopo violenze atroci, troverà la morte. Donatella, invece, fingendosi morta riuscì a salvarsi e venne ritrovata nel portabagagli dell’auto degli aguzzini da un metronotte.

Il massacro del Circeo è tra le pagine di cronaca italiana più truce in assoluto su cui forse non si sentiva l’esigenza di fare un film ma, l’accaduto, purtroppo è storia e può sicuramente aiutare a conoscere le dinamiche e le mentalità della fine degli anni 70.

Il merito di Mordini, regista anche del remake “Il testimone invisibile” e “Infedeli, è stato sicuramente quello di dirigere magistralmente un cast di attori noti e validissimi tra cui spiccano Jasmine Trinca, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Fabrizio Giufuni e di farlo funzionare alla perfezione insieme ad un cast di giovani attori tra cui Benedetta Porcaroli, Federica Torchetti, Giulio Pranno (che già si era fatto notare nel film “Tutto il mio folle amore”), Emanuele Di Stefano e Giulio Forchetti.

La narrazione rimane fedele al romanzo e il regista narra la storia in terza persona con la voce di Edoardo ( lo scrittore Albinati) che frequentava la stessa scuola di matrice cattolica degli assassini.

“La scuola cattolica” è un film interessantissimo che ben descrive il bigottismo e la repressione che vigeva nelle famiglie borghesi della Roma bene a ridosso degli anni 80, dove le malefatte non sempre venivano punite e, dove ogni cosa, poteva essere risolta con i soldi e dove i genitori non si preoccupavano delle malefatte in se ma solo ed esclusivamente del buon nome della famiglia. I tre giovani aguzzini sono figli di famiglie benestanti: a pranzo e a cena, prima di consumare i pasti, si prega tutti insieme e non c’è nessun tipo di dialogo né con i genitori né con gli insegnanti per i dubbi e le curiosità riguardanti la nascente sessualità: tutto è tabù, tutto è oscuro e, soprattutto, la mascolinità tossica è un virus incurabile.

Quello che è importante sottolineare e che nel film viene solo accennato tra le righe, molto probabilmente per universalizzare la tragedia, è il clima politico e sociale in cui si sviluppa la storia: il 1975, ovvero nel pieno degli anni di piombo, con le frange estremiste che si andavano sempre più consolidando andando in contro ad un clima di stragi e terrore. Quello che dilaga all’interno della Istituto Paritario Cattolico, è un clima di estrema simpatia per la destra che porta al concetto di affermazione/sopraffazione, di estrema e distorta mascolinità e spietata violenza fisica nei confronti dei più deboli o di chi pare distinguersi dalla mentalità dilagante del branco. A tale proposito è interessante la scena in cui i ragazzi, dopo la spiegazione di un quadro rappresentante la flagellazione di Cristo, mettono in scena la flagellazione di un compagno che aveva fatto la spia e, probabilmente, omosessuale. E’ proprio la spiegazione del quadro che turba alcuni studenti e che ben esprime un importante messaggio: i flagellatori sono il male, sono i cattivi, ma anche il Cristo è colpevole perché si serve del male per innalzarsi al di sopra dei suoi aguzzini. Altra scena importante, e sicuramente triste, è la confessione di un giovane studente al padre confessore che dichiara di essere infelice perché impossibilitato ad esprimere il suo sé liberamente per essere accettato dal gruppo. Quello che emerge da “La scuola cattolica” è una rappresentazione torbida e cupa della borghesia: ogni famiglia ha i suoi scheletri e si distacca molto dalla morale cattolica. Uno degli studenti, Pik, ha una madre che va a letto con i suoi compagni di scuola, Arbus, genio in matematica, ha un padre che va via di casa poiché omosessuale e innamorato di uno studente al quale dà ripetizioni. Ogni colore è cupo, ogni nota è distorta.

La prima parte del film provoca un atteggiamento di tenerezza nei confronti di una generazione spaesata, lasciata libera come non mai di agire, e incapace a distinguere il bene dal male.

La storia di Rosaria e Donatella, nella prima parte, rimane in sottofondo per poi divampare, in tutta la sua crudezza, nell’ultima mezz’ora di film (nel romanzo solo a pag.473). Mordini, in un’intervista commenta la censura dicendo che, il film non vuole in alcun modo ripercorrere gli aspetti truci della vicenda che vengono completamente epurati dal film. Eppure, gli ultimi venti minuti di film, sono strazianti e sono i minuti di cui la pellicola non aveva bisogno, poiché, trattandosi purtroppo di cronaca nera, la fine è già nota a tutti. In chiusura del film, il regista, ricorre all’uso di didascalie per spiegare le condanne agli aguzzini. A nostro parere, anche alcune scene all’interno della villa, potevano essere tranquillamente riassunte in una didascalia senza lasciar spazio alla spettacolarizzazione della tragedia proprio nel rispetto di chi quella tragedia l’ha vissuta.

“La scuola cattolica”, però, ha raggiunto il suo obiettivo: far conoscere questo capitolo tristissimo ma di importanza fondamentale non solo perché, solo in seguito a quel massacro, la violenza sessuale divenne reato contro la persona e non più contro la morale pubblica ma anche perché fa riflettere sulla primaria importanza di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole. Certo è che non basterebbe l’introduzione della materia a risolvere i problemi ma fornirebbe, sicuramente, un valido aiuto ai ragazzi. Inoltre, la pellicola fa riflettere anche sulla giustizia italiana: Angelo Izzo, uno dei tre carnefici, fu scagionato nel 2005 uccidendo poi altre due donne, Gianni Guido, dopo l’evasione dal carcere fu ricatturato e rimesso in libertà nel 2009, Andrea Ghiri, sfuggito alla cattura, è morto da latitante del 1994.

Un film che purtroppo finzione non è e che, seppur guardato con consapevolezza storica, lascia tanto amaro in bocca.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

    E’ esagerato parlare di censura: è un divieto ai minori di 18 anni. Tra l’altro fino a 20 anni fa era frequentissimo che un film fosse vietato ai minori di 14 o di 18 anni: gli horror venivano vietati praticamente per principio, e anche i film di altro tipo se contenevano una scena di sesso o di violenza automaticamente facevano scattare il divieto. Oggi invece viviamo in una società dove non ci si scandalizza più di nulla, e quindi se un film del 2022 viene vietato la cosa suona strana e genera polemiche. Ma ripeto, fino a non molto tempo fa sarebbe stata una decisione perfettamente normale. E a mio giudizio si stava meglio allora, perché abituare i minorenni a considerare la violenza una cosa normale o addirittura uno spettacolo non è proprio una genialata…

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    1. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

      Siamo super d’accordo con lei.

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      1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

        Sono un follower di questo blog da una vita, ormai puoi darmi del tu! 🙂 Aggiungo che questo film non contiene né sesso né violenza, ed è bellissimo lo stesso: https://wwayne.wordpress.com/2022/09/16/una-scelta-difficile/. Grazie per la risposta! 🙂

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      2. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

        Ricordo benissimo il tuo nickname e so che ci segui davvero da tantissimo. Grazie sempre per continuare a leggerci e, soprattutto, per interagire con noi. 🌻

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