“Santa Maradona” il manifesto dei trentenni della generazione X

“Santa Maradona” è il lungometraggio di esordio del regista di Avigliana Marco Ponti rilasciato nelle sale cinematografiche italiane nel 2001. Ponti, che negli anni successivi si è affermato con altre pellicole degne di nota come “Io che amo solo te” e il sequel “La cena di Natale”, con “Santa Maradona” va a creare un vero e proprio film di genere diventato un cult tra i giovanissimi dell’epoca. La pellicola, che vinse due David di Donatello nella sezione miglior regista emergente e miglior attore non protagonista, nonostante non sia recentissima è tornata ad essere uno dei film più visti in questi mesi forse anche grazie alla scomparsa di Libero de Rienzo che, con la sua interpretazione, rese indimenticabile e intramontabile il personaggio di Bart.

Nel cast, oltre de Rienzo, troviamo anche un giovanissimo Stefano Accorsi lontano ancora, però, dal successo che lo avrebbe consacrato da lì a poco.

Nonostante i vent’anni, per la tematica trattata, il film risulta attualissimo: Andrea e Bart sono due giovani alla soglia dei trent’anni, laureati in lettere e con un futuro che fatica a dipanarsi. Andrea passa le giornata girando per la città (Torino) vestito a tutto punto rimbalzando da un colloquio all’altro senza però mai ricevere risposte positive. Bart, invece, rassegnato al mondo di fuori, trascorre le sue giornate in accappatoio su un vecchio divano guardando una tv ferma alle reti nazionali. Due atteggiamenti diversi nei confronti, però, di uno stesso mondo che pare voglia negargli il futuro. Il tutto condito dall’inizio di un nuovo secolo: il 2000 dove la tecnologia, che poi sarebbe diventata fagocitante, era ancora lontana. Si usava ancora l’elenco telefonico, i computer erano ingombranti e lentissimi, per vedere un film esisteva solo il cinema o il negozio di noleggio cassette (ai Blockbuster si guardava ancora con diffidenza).

La controparte femminile non brilla come la coppia di amici: Anita Caprioli nei panni di Dolores è una supplente di italiano con il sogno di diventare attrice teatrale, Lucia, invece, interpretata da Mandala Tayde è una giovane che cerca di emanciparsi dalla sua famiglia indiana.

Un film che parla di resistenza: c’è chi come Dolores fa di tutto per essere parte del mondo, chi ci prova senza in fondo volerci riuscire, e chi non ci prova nemmeno. La critica al mondo di fuori, soprattutto a quella del mondo del lavoro è durissima. Fa sorridere, infatti, notare come in tutti i novanta minuti del film, il regista si diverta a descrivere nel modo peggiore tutti i lavoratori che i nostri protagonisti incontrano: dal pizzaiolo burbero che non ha voglia di fare la pizza alla cassiera del cinema che dimentica in continuazione la richiesta del cliente. Un modo, forse nemmeno troppo celato, del regista di dirci che gli incompetenti lavorano (e anche male) mentre due menti brillanti sono a spasso?

L’interessante titolo “Santa Maradona”, come affermò lo stesso Ponti in un’intervista, si ricollega al personaggio prismatico di Diego Armando Maradona al quale, nonostante non fosse sempre impeccabile, gli si perdonava sempre tutto, persino un goal di mano. I personaggi della pellicola sono così: imperfetti, a volte giudicabili negativamente ma, alla fine, anche a loro lo spettatore perdona tutto con un amaro sorriso.

Tra i meriti del film, oltre una sceneggiatura rapida e serrata realizzata dallo stesso Ponti dove possiamo scorgere battute memorabili che hanno fatto la storia, degna di lode anche all’interpretazione di Libero de Rienzo, vero genio del film, e alla fotografia che inghiottisce praticamente lo spettatore, in alcuni casi, anche da simpatiche angolazioni. Anche le musiche fanno la loro parte tra cui si annovera l’omonimo brano dei Mano Negra “Santa Maradona” in apertura, il ritmo frenetico e ancora vicino agli anni ’90 dei Motel Connection e il bellissimo brano “Nuvole Rapide” dei Subsonica in chiusura.

“Santa Maradona”, col tempo, è diventato un vero e proprio manifesto generazionale evergreen consigliato, oltre che ai nostalgici della fine degli anni ’90, anche a tutti coloro che nel 2000 erano troppo giovani per poterlo comprendere. Il film di Ponti fa sicuramente parte di quel modo di fare cinema che oggi non c’è più e che, forse, un pò manca scandito da continue citazioni che guardano al cinema internazionale come “Basic Instinct” e anche ai ritmi frenetici di Tarantino.

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  1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

    A proposito degli anni 90, hai mai visto la serie cult di quel decennio “Beverly Hills 90210”?

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