“La stanza: il thriller- psicologico di Lodovichi che gioca col tempo

“La stanza” è il nuovo film di genere di Stefano Lodovichi, rilasciato sulla piattaforma Prime Video dal 4 gennaio 2021. Il film, grazie anche alla complicità di essere composto da sole scene interno/giorno (e tutte nella stessa location), è stato girato nel giro di sole tre settimane ottenendo un risultato discreto.

“La stanza” si ascrive nel genere thriller- psicologico, per il quale il regista ha già mostrato interesse nel precedente “In fondo al bosco” (2015). La pellicola, infatti, rispetta tutti i topos del thriller a partire dal titolo (in fase di scrittura si era pensato a “Camera chiusa”). Il plot, apparentemente semplice, rispecchia proprio quello dei più degni horror/thriller: una donna in evidente stato depressivo gestisce la sua villa affittando “stanze” agli avventori, come non pensare a “Psyco” (al quale rimanda anche il buco nella parete che consente una visione nella “stanza”) … se cambiamo prospettiva, cosa che saremo costretti a fare più volte nel corso della visione filmica, anche l’ingresso in casa di un personaggio estraneo e “strano” è un altro topos del genere.

“La stanza”, oltre ad essere lo spazio reale e localizzato in cui avverrà o e avvenuto qualcosa è, soprattutto, lo spazio della psiche in cui sono chiusi sotto chiave, ricordi, repressi e rimossi che, come una pentola a pressione, picchiano per uscire.

Il film, si svolge su due assi temporali diversi e paralleli che, grazie alla potenza trasfigurativa del cinema, si intersecano e convivono con naturalezza. Lo spettatore, inizialmente, sarà spaesato e solo dopo un pò riuscirà a districarsi tra i meandri del tempo, dello spazio e della psiche. A lassi temporali differenti corrispondono soluzioni differenti che lasciano spazio ad un finale tutto da scegliere: si può accettare la linea temporale del ritorno al passato con l’annessa possibilità di cambiare gli eventi oppure si può scegliere il futuro accettando la morte e partecipando al sogno lucido del protagonista.

Il cast funziona bene grazie anche al percepibile feeling che li unisce: Stella è interpretata da Camilla Filippi che è credibilissima nel suo ruolo, Sandro è Edoardo Pesce che ha già ampiamente dimostrato il suo talento in pellicole del calibro come “Dogman” anche se ne “La stanza” la sua interpretazione è quella che spicca meno. Punta di diamante della pellicola è Guido Caprino nei panni di Giulio che, con una vera è propria metamorfosi fisica, riesce a calarsi perfettamente nel suo ruolo ambiguo e inquietante.

Gradevole anche l’utilizzo della macchina da presa che, senza troppi vezzi, riesce a ricreare la giusta suspanse aiutata anche da una scenografia ottima che collabora a rendere il tutto vorticosamente claustrofobico e asfittico. Simpatica anche la colonna sonora in cui emerge “Stella stai” di Umberto Tozzi che stride con trama e ambientazione.

Un film certamente riuscito ma che, sicuramente, sarebbe potuto essere ancora migliore se si fosse sfruttato a pieno il potenziale attoriale, oltre quello fisico, di Pesce e se fosse riuscito a rendere il prodotto più cinematografico che teatrale.

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