
Pete Docter, insieme alla Pixar, continua a tenere altissimo il livello della produzione per il settore film animati. Dopo il grandissimo successo di “Coco” (2017) e “Inside Out” (2015), il regista ritorna sul grande schermo con quello che possiamo definire uno dei “migliori film del 2020”: “Soul” (disponibile su Disney Plus dal 25 dicembre). Un bellissimo regalo di Natale per grandi e piccini che offre una lettura stratificata: non mancheranno, infatti, risate ma anche profonde riflessioni.
Sono diversi anni che la Pixar si sta dedicando (a partire da “Up” nel 2009) a tematiche particolarmente delicate: dalla vecchia, alla morte e ai disagi adolescenziali. E sulla scia dell’educazione sentimentale, con “Soul”, Docter ci parlerà di “morte”. Che la linea tra la morte e la vita sia sottilissima è risaputo, quindi, possiamo affermare che attraverso la morte, Docter, ci regala un profondo ed emozionante inno alla vita.
Il simpatico protagonista è Joe Gardner, insegnante di musica in una scuola media, con ambizioni però diverse. Prima o poi i sogni si realizzano e, proprio il giorno in cui il suo sogno sta per realizzarsi, Joe precipita in un tombino e la sua vita sarà appesa ad un filo. Il corpo di Joe sarà in ospedale mentre, la sua “anima” verrà catapultata nel mondo delle anime diviso, a sua volta, in anime dei defunti e anime dei nascituri (quest’ultime soggette ad una vera e propria scuola per sviluppare la loro personalità e i loro tratti distintivi). E’ qui che Joe incontrerà 22, un’anima che, da circa centoventi anni, si rifiuta di nascere vantando di aver detto no anche ai tentativi di Madre Teresa di Calcutta e Abramo Lincol. Joe diventerà per 22 una specie di tutore, oppure, per dirla con un gioco di parole “giardiniere” di una piccola anima che potrebbe sbocciare da un momento all’altro (non è azzardato dire che il film si regge anche sul gioco tra significante/significato: “soul”, infatti si riferisce sia ad “anima” che al genere musicale sviluppatosi negli anni ’60). La strana coppia inizia a collaborare capendo come, in realtà, la vita sia tutta da godere nonostante le difficoltà, i dispiaceri e, soprattutto, amabile nella sua imprevedibilità.
Si parte quindi da un’idea di stampo platonico e del famigerato mondo delle “idee” per approdare poi alla filosofia aristotelica e al concetto di “esperienza”.
Una pellicola coraggiosissima è ben strutturata che poggia tutta la sua forza sulle sonorità jazz che accompagnano le immagini. La musica, infatti, riveste un ruolo centrale non solo nella vita di Joe ma è la vera struttura del film che assurge al compito di esprimere concetti ed emozioni inesprimibili con le parole.
Attraverso linee di stampo cubista e reminiscenze di disegno a mano, la pellicola ha in sé quella scintilla vincente, che tanto cercano i personaggi, e che rendono il film un prodotto audiovisivo in grado di far piangere e sorridere proprio come fa la vita.

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