“Tempi Moderni”: Un capolavoro senza tempo.

di TATIANA CARRABS

Chaplin ha prodotto Tempi moderni nel 1936 quando il sonoro era già approdato nel mondo cinematografico da ormai nove anni. Chaplin era l’unico personaggio del tempo che poteva permettersi di creare un film muto nella piena euforia dell’avvento del sonoro e ottenere ugualmente un grande successo; a differenza di altri attori o registi  che avevano subito una discesa devastante con questa evoluzione del cinema, poiché le loro interpretazioni non si prestavano più bene a quel tipo di formato. Chaplin rimaneva ancora un grande genio per il pubblico che attraverso le sole immagini in bianco e nero riusciva a mostrare al mondo tante verità universali.

Tempi moderni ha come protagonista Charlot, personaggio interpretato da Chaplin anche in alcuni film precedenti e che gli procurò il grande successo presso il  pubblico. Alla fine di  questo film però il personaggio verrà definitivamente abbandonato. La prima immagine con cui si apre il lungometraggio  mostra un gregge di pecore e subito dopo vengono inquadrati degli operai che stanno andando a  lavorare in una fabbrica.  Il film riprende la problematica del lavoro durante  i tempi moderni, descrive il difficile ruolo del lavoratore che deve sottostare alla catena di montaggio e deve imparare a  minimizzare i tempi senza perdere la testa. Ci sono delle scene forti, che fanno sorridere ma che sembrano descrivere una situazione che oggi tanto paradossale non è. Si svela l’immagine dell’uomo che perde la testa per il lavoro, il successivo esaurimento nervoso provocato da rigide regole e da movimenti  che risultano tutti uguali e meccanici.  C’è la scena in cui Charlot  si perde negli ingranaggi di una macchina enorme, questa infatti è  una delle immagini più famose della storia del cinema e  risulterà sicuramente familiare anche a chi non ha avuto modo di vedere il film. Gli omaggi e i richiami a questo grande film saranno molteplici nella filmografia successiva, tra i più celebri quello contenuto nel “mocumentary” di Woody Allen del 1969 “Prendi i soldi e scappa” dove il protagonista è chiaramente ispirato a Charlot. Attraverso un’accurata scelta di immagini e scene, Charlot ci mostra il male che le macchine da lavoro posso provocare all’uomo.  Il personaggio  infatti ad un certo punto del film  non  risponderà più delle sue azioni: durante un turno di lavoro, impazzirà e si prenderà gioco di tutti i lavoratori della fabbrica, bloccando cosi  la produzione.  Il protagonista quindi viene rinchiuso in  carcere dove si susseguono varie avventure sempre al limite dell’equivoco. Charlot nonostante la scarcerazione, pervenutagli dopo aver salvato  delle guardie da alcuni criminali, si mostrerà timoroso a lasciare quel  luogo perché per  un uomo come lui che non era considerato  più sano per la società e per il lavoro, non aveva neanche più valore la libertà del mondo esterno.   Durante una manifestazione, conoscerà una ragazza di umili origini a cui è morto il padre e che  è riuscita a scampare agli assistenti sociali che hanno preso con sé gli altri fratelli. La ragazza  accompagnerà Charlot nelle successive avventure, entrambi sono vagabondi e  non riescono ad adattarsi a una società che li emargina inevitabilmente poiché non corrispondono a dei canoni imposti. Il loro corteggiamento sarà inserito in un contesto particolare infatti c’è  una scena tra le più belle che siano mai state create, in cui Charlot conduce la ragazza in un centro commerciale e passano lì la nottata, approfittando di tutte quelle comodità, tra cui un letto dove la ragazza dormirà mentre accadono altri esilaranti episodi al protagonista. Qui  ci sarà la scena di Charlot che pattina bendato sull’orlo di un precipizio, scena ripresa poi nel film  Joker del 2019 con Joaquin Phoenix, in cui viene mostrato il protagonista che sta guardando al cinema con altre persone proprio “Tempi Moderni” ed è  effettivamente l’ unico momento in cui egli ride di gusto insieme agli altri spettatori della sala.

Tornando al nostro film che ci mostra  l’ideale di una  vita vissuta alla giornata, risulta emozionante la scena in cui  i due innamorati vanno a vivere insieme in una capanna a dimostrazione di come si può essere felici anche con poco. Alla fine entrambi trovano lavoro in un ristorante e Charlot riesce a cantare  addirittura, facendo una perfomance che apprezzeranno tutti. Queste sono  le prime parole pronunciate da Charlot  in  un film che almeno  fino a quel momento sembrava  muto. Le sue prime  parole in musica rappresentano  una sorpresa durante il film  ma si configurano  anche come metafora di un messaggio che sembra ricordarci come ognuno di noi ha una voce, basta solo provare ad  ascoltarla ma soprattutto quelle parole  ci spronano a  trovare il coraggio di  esprimerla.

È un film perfetto perché chiunque ci si può rispecchiare, soprattutto  esso affronta tematiche sociali e politiche dell’uomo ma dona anche una dignità a chi ha  deciso di vivere diversamente, a chi si sente emarginato da una società che non dà tregua e da  un mondo dove i doveri contano più dei desideri e dei sentimenti. L’ultima scena, assolutamente sublime, mostra i due fidanzati all’alba che percorrono una strada, con  sottofondo una delle canzoni più famose di tutti i tempi Smile (anche questa ripresa in “Joker”), i due personaggi decidono  di ricominciare così: uniti anche dopo  aver perso per l’ennesima volta  il lavoro a causa del susseguirsi di vari eventi.

Una scena di speranza, un finale che sembra suggerire che siamo tutti diversi e che non dobbiamo omologarci, che esistono diverse prospettive di felicità e a volte dobbiamo trovare solo il coraggio di rispettare noi stessi. Questa non vuole esser una recensione su un capolavoro che non ha bisogno di essere spiegato  poiché potentissimo già a livello visivo. È un punto di vista con il quale spero di avvicinare gli spettatori di oggi ad un cinema che spesso appare troppo distante ma che, invece, come spero di aver dimostrato, è vicinissimo a noi. Il messaggio di Tempi Moderni è universale: una constatazione che forse ci  può aiutare a trovare la strada giusta, quella che desideriamo davvero percorrere  e che ci fa capire che la parola Diverso significa soprattutto bellezza e che a volte vivere diversamente da come ci impongono  non ci rende meno felici.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ciao, bellissimo articolo! Si vede che ci hai messo passione! Il cinema è proprio bello, proprio per questo! Charlot, grande mente. Non posso esprimermi in merito, me ne rincresce. Poiché non ho mai visto i suoi film. Sarebbe importante, sono io per prima a dirlo, vedere il suo film, e prima i suoi film senza sonoro, per rendersi conto di come il cinema si sia evoluto, o più che altro da dove ha avuto origine! Un film, la cosa più naturale da vedere, ma non per questo scontata!

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    1. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

      Grazie mille. Spero che questa breve lettura ti abbia stimolato alla visione per poterne poi parlare insieme. ☀️

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      1. Perché no! 😍❤

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  2. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

    Prendi i soldi e scappa è un cult, ma per me il miglior film degli anni 60 è Il mondo di Suzie Wong: l’hai visto?

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    1. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

      Gli anni’60 sono un pozzo senza fondo di film da scoprire e riscoprire. No, non l’ho visto.

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      1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

        Sono totalmente d’accordo, e infatti nel mio blog ho recensito tanti film degli anni 60. A quello che ti ho citato prima ad esempio ho dedicato il mio ultimo post. Grazie per la risposta! 🙂

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      2. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

        Vado subito a dare un’occhiata. Buona giornata

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      3. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

        Colgo l’occasione per segnalarti anche altri 2 film degli anni 60 che ho recensito nel mio blog: La dolce ala della giovinezza e Anime sporche. Buona giornata anche a te! 🙂

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