L’inno alla vita di Ozpetek: “La Dea Fortuna” e il segreto per l’immortalità.

Ferzan Ozpetek torna sul grande schermo con il suo tredicesimo lungometraggio, scritto a quattro mani con Gianni Romoli, “La Dea Fortuna” nelle sale dal 19 dicembre.

Un film attesissimo da tutti gli amanti del regista turco che, come sempre, si aspettano da lui grandi cose. E possiamo dire che, anche questa volta, le aspettative sono state soddisfatte.

Una pellicola che rievoca, per colori, tematiche, volti e ambientazioni”Le fate ignoranti”: anche questa volta ci troviamo in una Roma cosmopolita che accoglie vite, storie ed etnie diverse. Una Roma in cui convivono perfettamente tante vite imperfette: dal personaggio tipico di Serra Ylmaz e quello smemorato di Stefano Nigro, che dopo anni, continua ad innamorarsi ogni giorno di sua moglie.

Ozpetek da sempre si distingue per il suo tocco delicato e mani banale. Anche questa volta, il suo occhio attento si sofferma sulla delicatissima tematica dell’omosessualità, termine che però non rende giustizia al film: in 154 minuti di visione si parla di Amore. Arturo e Alessandro (interpretati magistralmente dalla fisicità e sguardi di Stefano Accorsi ed Edoardo Leo) sono una coppia sull’orlo della deflagrazione, con i problemi comuni e normali di ogni diade. Che loro siano due uomini, passa quasi in secondo piano. Ed è qui la grande bellezza del regista: raccontare l’omosessualità, che ancora oggi passa come un qualcosa di anormale e strano, come la cosa più naturale che ci sia.

Un film che parla d’Amore in ogni sua sfaccettatura, dunque, ma anche di morte e questo lo si capisce immediatamente nelle vorticose soggettive iniziali che portano i nostri occhi sugli affreschi di villa Valnaguera a Bagheria, un luogo in cui l’Amore non è mai entrato.

Annamaria, interpretata dallo sguardo vivido e profondo di Jasmine Trinca, che tanto ricorda quello di Giovanna Mezzogiorno, è colei che ha compreso, custodito e diffuso il mistero universale dell’ Amore:

La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te .”

Annamaria è colei che fa un passo indietro, colei che favorisce l’incontro tra Arturo( aspirante scrittore e professore universitario la cui carriera non è mai decollata) e Alessandro(idraulico che si sposta in moto tra il traffico di Roma), al quale rimarrà sempre profondamente legata in una di quelle relazioni di confine, tipicamente ozpetekiane, tra l’amicizia e l’amore profondo. Lei che vede in loro un amore così grande da affidargli i suoi figli. Sarà proprio l’arrivo dei due bambini nella casa della coppia a far comprendere che, in fondo, loro due si amano ancora: perché l’Amore è così, disinteressato, sincero e poco c’entra con il sesso.

Un film in cui la morte vince sulla vita ma perde dinanzi all’amore. Alla morte, che sia quella della coppia o quella di una persona, segue una rinascita. Le acque del mare siciliano fungeranno da fonte battesimale per il rito di purificazione e iniziazione per una nuova vita tutti insieme. Una famiglia in tutto e per tutto dove non esiste una mamma o un papà ma solo Amore, protezione e rispetto.

Ad accompagnare le scene più salienti c’è la calda voce di Mina con “Luna Diamante” in cui rimbomba il grido disperato di un:”aiutiamoci a ricominciare”.

Insieme a Mina, troviamo Diodato con “Che vita meravigliosa”. Perché, in fondo, la vita è meravigliosa, il dono prezioso sempre protagonista dei film di Ozepetek.

Un film da vedere per purificarsi, per staccarsi dalla frenesia delle cose inutili della vita di tutti i giorni.

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