
Tutti abbiamo memoria di Playboy, la rivista erotica patinata che proponeva immagini di nudo femminile elegante e studiato. La rivista, nata negli anni ’50, divenne simbolo del maschio eterosessuale della classe media, plasmando un immaginario in cui la donna è oggetto del desiderio, accessorio dello stile di vita maschile e, ovviamente, parte di una fantasia consumabile.
Quello che non tutti sanno, invece, è che mentre in america si sfogliava Playboy, in Italia c’era Playmen, diretta da una donna: Adelina Tattilo.
È questa storia qui che viene raccontata da Riccardo Donna nelle miniserie Netflix “Mrs Playmen”. Ambientata nella Roma degli anni ’70, la serie mette in scena non solo scandali e nudi patinati, ma soprattutto un vero e proprio rovesciamento culturale, un atto politico affinché il desiderio femminile abbia voce.
Negli anni ’70 l’Italia era ancora profondamente permeata da valori conservatori, cattolici, da una morale pubblica rigidamente controllata. Playmen nasce proprio in questo terreno difficile, dove la censura (legale e morale) e il giudizio sociale rendevano l’erotismo un tabù, specialmente se a gestire il discorso fossero le donne. Proprio per questo, il fatto che Adelina Tattilo assuma la direzione della rivista dopo che suo marito la abbandona è già di per sé un gesto politico: non solo guida un’impresa editoriale, ma la trasforma radicalmente rendendola non solo la rivista maschile per eccellenza ma anche un punto di riferimento per tutte quelle donne a cui la sessualità era ancora negata in quanto donne.
Con “Playmen” le donne passano da oggetto a soggetto scoprendosi padrone di sé stesse e del loro corpo. Sulle pagine della rivista di parlerà di aborto, di autoerotismo e di tutto ciò che negli anni ’70 era considerato inammissibile. Una delle intuizioni più forti della serie è che Playmen, attraverso la guida di Tattilo, non resti una semplice rivista scandalistica, ma diventi un vero e proprio laboratorio di idee. Adelina non usa il nudo solo come provocazione, ma come mezzo per mettere in discussione il modo in cui la società — e in particolare un ordine patriarcale — rappresenta il corpo femminile. In altre parole, il nudo non è mercificato solo per vendere copie, ma ha una funzione culturale: diventa un atto di autodeterminazione, un modo per reclamare il diritto delle donne al proprio desiderio.
Inoltre, attorno alla redazione di Playmen si riuniscono intellettuali, fotografi, giornalisti visionari che contribuiscono a fare della rivista uno spazio in cui il pensiero esplora temi tabù.
Ed è proprio su questo punto che Mrs. Playmen può essere interpretato come un tentativo di distruggere il patriarcato dall’interno. Non stiamo parlando di una rivoluzione violenta o di un manifesto apertamente ideologico: la lotta di Tattilo è sottile, insidiosa, e passa attraverso qualcosa che il patriarcato tradizionalmente usa — il corpo, la sessualità, la mercificazione del desiderio — ma lo rigira, lo riconfigura.
In questo senso, Playmen è un cavallo di Troia: entra nel sistema patriarcale (rivista erotica, corpo, scandalo), ma lo corrode dall’interno, creando uno spazio in cui il desiderio femminile non è passivo né sottomesso, ma protagonista.

Mrs. Playmen non è solo un biopic glamour su una donna audace degli anni ’70: è un racconto politicamente carico, pieno di tensioni, contraddizioni e ambiguità. La rivista Playmen diventa uno strumento di resistenza, ma anche di compromesso, e Adelina Tattilo emerge come figura non perfetta, ma potente che unisce ideologia e imprenditoria accettando i compromessi.
La serie risulta ben strutturata e godibile anche se la ricostruzione degli anni ’70, per quanto affascinante e visivamente potente (neon, notte, redazioni disordinate), appare talvolta più estetica che storica.
Mrs. Playmen non è soltanto il racconto biografico di Adelina Tattilo, ma un inno all’audacia femminile, alla resilienza e alla trasformazione delle regole del potere. Carolina Crescentini, nel ruolo di Tattilo, dona alla protagonista una complessità vibrante: non è una donna perfetta, ma una visionaria che decide di riscrivere il proprio destino e, con esso, il paradigma culturale dominato dal maschile. Al suo fianco, attori come Filippo Nigro (Chartroux), Giuseppe Maggio (Luigi Poggi), Francesca Colucci (Elsa), Francesco Colella (Saro Balsamo), Domenico Diele (Andrea De Cesari), Lidia Vitale (Lella) e Giampiero Judica (Don Rocco) compongono una redazione eterogenea, fatta di spiriti liberi, intellettuali coraggiosi, e giovani desiderosi di cambiamento.
Attraverso queste interpretazioni, la serie ci mostra che la rivoluzione non è solo fatta di scandali e provocazioni: è costruita da persone che osano, che imparano, che cadono e si rialzano. Playmen diventa così non solo una rivista erotica, ma una piattaforma di potere culturale, un veicolo di emancipazione. E Adelina, interpretata da Crescentini, emerge come un simbolo: una donna che non solo guida, ma ispira, in un mondo che cerca ancora di contenere la sua libertà.
