
Nel 1976 Stefano Benni pubblicava Bar Sport, e probabilmente non immaginava che un semplice bar di provincia sarebbe diventato un’icona culturale italiana. Con ironia e precisione quasi clinica, Benni trasformò il luogo del caffè quotidiano in un microcosmo dove si riflettevano vizi, virtù e piccole ossessioni degli italiani.
Il bar, come ci ricorda il romanzo, era molto più di un punto di ristoro: era un centro di socialità, un luogo di aggregazione e condivisione. Lì si costruivano legami, si raccontavano storie, si discuteva di calcio e politica, e soprattutto si respirava l’aria di comunità che oggi difficilmente si ritrova. Benni ha reso eterno quel bancone, immortalando personaggi eccentrici, rituali comici e abitudini così riconoscibili da diventare archetipi nazionali.
Il romanzo è una collezione di bozzetti, ognuno dedicato ad un personaggio iconico e riconoscibile: dal “tennico” che sapeva tutto, al professore che declamava Seneca e commentava i sederi delle donne, all’innamorato perso inchiodato al telefono a gettoni. Ma il genio di Benni è andato oltre rendendo memorabili anche gli oggetti, come il sopracitato telefono, il biliardo e l’ indimenticabile Luisona, quella pasta mai mangiata dal giorno 0, che è diventata reliquia.

Nel 2011 il romanzo ha trovato nuova vita sul grande schermo, grazie alla trasposizione di Massimo Martelli. Pur con tutte le sfide di adattare la comicità verbale di Benni, il film, che vanta un cast d’eccezione con Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Claudio Amendolara, Teo Teocoli e Giuseppe Battiston, ha cercato di restituire l’anima del bar come spazio collettivo, teatro di piccole grandi storie. È stato un promemoria cinematografico: il bar non è solo un luogo fisico, ma un simbolo di comunità.
Oggi, in un’Italia sempre più frammentata e digitale, il Bar Sport resta un richiamo potente a come si stava insieme, a come si rideva e ci si confrontava senza filtri. In giorni in cui il caffè si prende al volo e le chiacchiere da bar si sono spostate sui social, Stefano Benni ha immortalato un pezzo di vita italiana, rendendo un bar un’icona di identità nazionale e memoria collettiva all’interno del quale ancora possiamo ritrovarci.
E anche oggi che Benni ci ha lasciato, le porte del Bar Sport rimarranno sempre aperte perché quel bar siamo tutti noi.
