articolo a cura di Dorian

The voice of Hind Rajab doveva vincere, non perché film migliore del concorso, a questo lasciamo il beneficio del dubbio (nonostante i 23 minuti di standing ovation), ma perché era un film necessario a spostare la soglia della sensibilità collettiva verso un dramma che viene ancora troppo spesso negato.
Premiarlo avrebbe significato riconoscere al cinema la sua forza salvifica, quella che proprio in questo momento (e tutti abbiamo visto le immagini dei bambini che nella devastazione più totale sono ancora seduti davanti al grande schermo a Gaza), sta continuando a dare speranza e a non tradire un popolo.
Con questo non si vuole intendere che Father Mother Sister Brother sia un brutto film o che non meritasse la vittoria, o che sia sbagliato produrre film “leggeri” o che comunque non trattino come argomento principale di questioni puramente storiche o politiche. Nè tantomeno bisogna ritenere che documentare attraverso un film una realtà storica debba necessariamente diventare una corsia privilegiata per vincere premi, attirare spettatori e aumentare gli incassi a discapito di altri prodotti, magari anche più validi. Semplicemente in questa situazione in particolare, il premio sarebbe stato un gesto importante al momento giusto (seppur siamo già in abbondante ritardo). Avrebbe rappresentato un’importante presa di posizione rispetto al silenzio globale sulla faccenda. Riconoscere questo pezzo di storia, è un gesto che di politico ha molto poco, ma è fortemente umano.
Trama del film The Voice of Hind Rajab
Il film, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, racconta la dolorosa vicenda di Hind Rajab, una bambina palestinese di cinque (o sei) anni che, nel gennaio 2024, rimase intrappolata in un veicolo nella Striscia di Gaza dopo che la sua famiglia fu sterminata da colpi di arma da fuoco. Lei, ancora viva, riuscì a contattare telefonicamente la Croce Rossa Palestinese. Poco dopo, sia Hind sia i soccorritori furono colpiti e persero la vita.
L’intero racconto si svolge nel centro operativo della Mezzaluna Rossa. Gli attori interpretano i soccorritori che rispondono, in tempo reale, al drammatico audio delle richieste d’aiuto di Hind. Il film non mostra immagini violente o drammatiche, ma distingue l’orrore evocandolo solo tramite voci e silenzi densi di dolore.
Nonostante la mancata vittoria, il film ha raccolto numerosi altri riconoscimenti, tra cui premi umanitari come quelli della Croce Rossa Italiana e di UNICEF.
