
Sono due le serie più chiacchierate del momento: “Il Gattopardo” di Tom Shankland, di cui vi abbiamo parlato nel precedente articolo e “L’arte della gioia” di Valeria Golino di cui vi parleremo a breve.
Le due serie, rilasciate rispettivamente da Netflix e Sky, hanno più di un elemento in comune.


In primis sono approdate su piattaforma a pochissimi giorni di distanza piazzandosi, immediatamente, nella top ten delle serie più viste. In secundis, entrambe sono una trasposizione cinematografica di opere letterarie: “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza.
Entrambi i romanzi sono ambientati in una Sicilia riarsa dal sole e scossa dagli eventi bellici.
Uno spettatore attento, però, avrà notato anche dell’altro.
Stiamo parlando della bellissima location di Villa Valguarnera situata nella piazza centrale di Bagheria a pochi chilometri da Palermo.
Costruita a partire dal 1712 su commissione del principe Marianna Valguarnera, la villa è frutto del genio dell’architetto Tommaso Napoli, allievo di Giovanni Battista Vaccarini. La sua architettura è un esempio mirabile di transizione tra il barocco e il neoclassico, con una pianta a forma di “chiave della conoscenza” e un’imponente facciata caratterizzata da un gioco di volumi e prospettive.
Gli interni della villa sono riccamente decorati con affreschi, stucchi e arredi d’epoca, testimonianza del fasto della nobiltà siciliana del Settecento. I giardini, progettati in stile italiano, offrono un’oasi di pace e bellezza, con fontane, statue e un’ampia varietà di piante.
La bellezza e l’atmosfera suggestiva di Villa Valguarnera l’hanno resa una location ambita per produzioni cinematografiche e servizi fotografici. Tra i film più celebri girati nella villa, spicca anche “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, dove la villa ha fatto da sfondo ad alcune scene memorabili.
Più recentemente, la villa è stata scelta come set per uno spot pubblicitario di Dolce & Gabbana diretto da Giuseppe Tornatore, con protagonista Sofia Loren.
Villa Valguarnera, dunque, ha da sempre avuto un rapporto privilegiato con il cinema ma è curioso che si sia ritrovata ad essere il cuore di due produzioni che hanno visto la luce una a ridosso dell’altra.


Villa Valguarnera: quando un luogo diventa narrazione
Come abbiamo detto sia “Il Gattopardo” che “L’arte della gioia” hanno scelto la villa, vero e proprio gioiello, come cuore pulsante della narrazione.
Ma, come sappiamo, i luoghi possono assurgere a ruoli diversi a seconda della narrazione. Non è questo il caso però della villa che, in entrambi i prodotti, conserva la stessa anima.
Ne “Il Gattopardo” diventa l’ultimo baluardo e roccaforte dei principi di Salina, una sorta di prigione dorata, all’interno della quale la nobile famiglia vive cercando di ignorare il repentino e drastico cambio dei tempi.
Prigione dorata, però, è anche ne “L’arte della gioia” dove diventa residenza della famiglia Brandiforti anche in questo caso una famiglia che fa i conti con la storia cosmica e personale.
Villa Valguarnera nella pellicola della Golino diventa simbolo di sfarzo e prestigio, decadente e quasi decaduto, che la matriarca Gaia, interpretata magistralmente da Valeria Bruno Tedeschi, cerca tragicomicamente di ignorare.
Le immense sale della Villa, con i suoi piani interdetti, diventano scrigni di segreti e peccati che la famiglia cerca di proteggere dal mondo esterno.
In conclusione, dunque, Villa Valguarnera, oltre ad essere un gioiello dell’architettura e orgoglio siciliano, è una di quelle location con un’anima talmente determinata da riuscire a diventare luogo di narrazione per molteplici fini.
