di
Fabio de Paulis

Due aspetti vanno considerati prima di giudicare la serie su Mussolini che narra la nascita del fascismo in Italia, in programmazione su Sky. Il primo è quello di comprendere che la serie è tratta da un romanzo storico e che per quanto fedele alle vicende accadute, rimane pur sempre un romanzo, in grado di suscitare nel lettore sentimenti empatici o antipatici sui personaggi narrati. Il secondo, è che trattandosi della trasposizione di un romanzo, cinematografico o televisivo che dir si voglia, resta comunque abbastanza distante dalla realtà dei fatti accaduti. Detto questo, i sentimenti fascisti o antifascisti che la serie possa resuscitare, oltre che del tutto anacronistici, appaiono anche assolutamente inopportuni. Tuttavia, regista e sceneggiatori non hanno resistito a far apparire taluni personaggi, come il Re d’Italia Vittorio Emanuele III ad esempio, grotteschi e caricaturali, come anche lo stesso Mussolini, invece magistralmente interpretato da Luca Marinelli. Lasciano abbastanza perplessi non tanto l’utilizzo eccessivo della cadenza emiliano-romagnola utilizzata dal protagonista, quanto l’eccessiva poco credibile enfasi dei dialoghi, come se Mussolini fosse anche nel privato in una costante retorica orazione politica. La sceneggiatura poi, indugia non poco sulla violenza adottata dagli squadristi per giungere al potere, approfittando di una società, quella italiana dell’epoca, insoddisfatta dall’esito della “Vittoria Mutilata” della prima guerra mondiale, di una borghesia abulica, di una politica liberale stagnante e di un popolo inerme in perenne attesa di una rivoluzione socialista che non sarebbe mai arrivata. Il populismo e la dialettica del Duce riusciranno a fare breccia nel popolo italiano che dapprima lo esalta, esaltandosi a sua volta, per poi rivoltarsi contro, decretando la caduta del nazifascismo in Europa. L’espediente dell’abbattimento della quarta parete, attraverso il quale il protagonista guardando in camera si rivolge direttamente allo spettatore, mantiene alto il livello di attenzione per sostenere dialoghi a volte anche banali. La fotografia con inserti di frammenti dei Cinegiornali Luce, è valida e ricorda i film dell’epoca, con chiaro scuri color seppia che rimandano al “Padrino II” di F.F. Coppola o al “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Il regista inglese, Joe Wright, già cimentatosi nel ricostruire la figura di W. Churchill, nell”Ora più buia”, dove narra di uno statista positivo, pecca nel dare un taglio personale alle vicende storiche che seppur esacrabili non sono state sempre e soltanto negative. Per un dibattito ampio e serio sul ventennio fascista che la serie ha suo malgrado suscitato, di certo non dal libro di Scurati si dovrebbe attingere, ma forse da qualcosa di più attendibile come: “Mussolini e il Fascismo” di Renzo De Felice; “Mussolini” di Mark Smith, o le “Ultime 95 ore di Mussolini” di M. Bandini”, che in quanto saggi storici, non avrebbero mai vinto il “premio Strega”, che come già detto, rimane assegnabile soltanto a un romanzo.
