“Criature”: un circo di sogni che illumina le periferie

Napoli continua ad essere regina del cinema. In sala, infatti, oltre a “Hey Joe” e “Napoli-New York”, troviamo anche il lungometraggio di Cécile Allegraa con Marco D’Amore nei panni di Mimmo Sannino, un insegnante di strada che si occupa di frenare il triste fenomeno della dispersione scolastica per alcuni ragazzi della periferia. Stiamo parlando del film “Criature”che, pur radicato nel contesto napoletano, si propone di offrire uno spaccato più universale sulla gioventù delle periferie.

La pellicola di Cécile Allegra ci porta a conoscere un gruppo di ragazzi che, nonostante le difficoltà, non rinunciano a sognare un futuro migliore. Attraverso i loro occhi, scopriamo un mondo fatto di contraddizioni, dove la violenza convive con l’affetto, e la disperazione con la voglia di riscatto. Al centro della narrazione c’è l’importanza dell’educazione e del confronto tra generazioni di cui D’Amore diventa emblema il quale attraverso l’arte circense, fatta di gioco e creatività, cerca di restituire ai ragazzi la fiducia in se stessi. Non si tratta però di un circo tradizionale, ma di uno spazio di rinascita, un luogo dove i giovani delle periferie napoletane possono ritrovare se stessi e dare forma ai propri sogni.

L‘arte circense in “Criature” è molto più di un semplice sfondo: è una metafora potente che rappresenta la vita stessa. Gli acrobati, i giocolieri, i clown, sono tutti personaggi che, con le loro abilità straordinarie, sfidano i limiti e superano gli ostacoli. Proprio come i ragazzi del film, che attraverso l’allenamento e la disciplina imparano a padroneggiare nuove competenze e a credere nelle proprie possibilità. Il circo diventa così un’oasi di bellezza e speranza in un contesto difficile e spesso violento. È un luogo dove i ragazzi possono esprimere la loro creatività, superare le proprie paure e costruire relazioni autentiche. L’insegnamento del circo, infatti, non si limita all’apprendimento di tecniche specifiche, ma va ben oltre, coinvolgendo aspetti fondamentali come il lavoro di squadra, la fiducia in se stessi e la capacità di superare le avversità. Il film, inoltre, Il film sottolinea l’importanza di un’educazione alternativa, in grado di valorizzare le potenzialità di ogni individuo e di offrire nuove prospettive. Il circo, in questo senso, diventa uno strumento di inclusione sociale, capace di raggiungere anche coloro che sono stati emarginati dal sistema scolastico tradizionale.

Le tematiche affrontate, però, esulano dal contesto geografico diventando di portata universale: emarginazione, la ricerca di un’identità e il desiderio di appartenere a una comunità, sono questioni che toccano molti giovani e sono più attuali che mai.

Il cinema del reale, dunque, incontra il realismo magico in un film che, anche se non offre una narrazione nuova e innovativa su un tema ampiamente trattato, si configura come un lungometraggio piacevole che cavalca l’onda del successo della città partenopea e che poggia su volti amatissimi.

Oltre a Marco D’Amore, il film vanta un cast di giovani attori bravissimi, tra cui Maria Esposito, capaci di trasmettere con intensità le emozioni dei loro personaggi. Le loro interpretazioni autentiche rendono “Criature” un’opera toccante e coinvolgente.

Un precedente illustre: “Scugnizzi”

“Criature” non può non far venire in mente un altro lavoro analogo il cui obiettivo era proprio quella di offrire un nuovo futuro ai giovani a rischio. Stiamo parlando del cult “Scugnizzi”. Entrambe le opere, seppur con linguaggi e approcci differenti, hanno al centro la figura dello scugnizzo, del giovane costretto a confrontarsi con una realtà difficile. “Scugnizzi”, con le sue musiche coinvolgenti e le coreografie esplosive, ha dipinto un quadro vibrante e appassionato della Napoli popolare, mentre “Criature” sceglie un tono più intimo e riflessivo, scavando a fondo nelle fragilità e nelle speranze dei suoi protagonisti.

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