
Sabato 30 novembre è arrivata su Sky Documentaries la docu-serie “I re del luna park” prodotta da Ballandi e diretta da Marco Pellegrino.
La docu-serie, ispirata al romanzo “Il figlio delle rane” scritto a quattro mani da Pellegrino e Giulio Beranek, che è ideatore e autore anche della serie, racconta il mondo del luna park che, agli occhi di noi “contrasti”, appare come un mondo magico e misterioso di cui sappiamo ben poco.
Ad accompagnarci, sin dalla prima scena, è la voce di Giulio che ci fa entrare nel suo mondo presentandoci i membri della sua famiglia nel mondo più congeniale possibile: paragonandoli ad alcune giostre, storiche e non, del parco. Attrazioni, divertimento, luci, colori e sensazione di festa costante cozzano, in realtà, con la storia e le difficoltà che si celano dietro ad un mondo che lavora sodo e che, negli anni, ha lottato con le unghie e con i denti per restare a galla in un mondo sporco dove il confine tra Stato e Non-Stato è davvero labile e in un’epoca in cui il fascino dei luna park è quasi scomparso.
“I re del Luna Park” ripercorre in quattro puntate, di circa 50 minuti ciascuna, la storia di una delle famiglie italiane più importanti nel mondo delle giostre: i Monti Condesnitt che attraverso anni di lavoro e sacrifici sono riusciti a costruire un vero e proprio impero che ha rischiato di essere spazzato via da scelte sbagliate di uno dei membri della famiglia.
Ed è questo quello che ne “I re del Luna Park” colpisce lo spettatore che, insieme all’occhio attento della macchina da presa, riesce ad accedere a quello che, a tutti gli effetti, sembra un microcosmo perfetto e idilliaco ma, al contempo, oscuro e incomprensibile che, spesso, fa paura ai più perché, si sa, che è umano aver paura di ciò che non si conosce.

Sul tavolo si gioca a carte scoperte e la famiglia Monti Condesnitt, con immensa dignità, si spoglia senza paura mettendo in luce la propria forza e le proprie debolezze.
L’attore Giulio Beranek, insieme a sua madre, è una delle voci più cristalline e trasparenti che, senza paura, si mette a nudo mettendo in mostra tutto ciò che è: non solo un attore dal talento indiscusso ma un uomo con la sua dose di errori, insicurezze, fragilità e amore è riuscito a salvarsi grazie al cinema e ad un ruolo ottenuto per puro caso, senza alcuna consapevolezza, nella pellicola “Marpiccolo” del 2009 di Alessandro di Robilant, arrivando a diventare, ad oggi, una delle figure più interessanti della cinematografia nostrana. Indimenticabili, infatti, le sue performance nella serie “Il cacciatore” nei panni di Mico Frainella e il Biondo in “Christian” (solo per citarne alcune).
“I re del Luna Park”, oltre ad essere un prodotto confezionato alla perfezione, con una sceneggiatura impeccabile e una fotografia notevole, arriva in un periodo in cui l’interesse per le docu-serie è altissimo e dove, il cinema di realtà, forse per sincerità e trasparenza, riesce a catturare una vastissima fetta di pubblico. Ma “I re del Luna Park” va oltre tutto ciò arrivando ad essere un vero e proprio testamento, un gesto d’amore immenso da parte di Beranek per quello che, per una vita intera, è stato il suo mondo di cui sviscera, senza paura, anche le parti più oscure e dolorose come i pregiudizi che, da sempre, chi vive una vita libera e non in una casa di mattoni, si porta dietro.
Al di là, quindi, dell’interesse storico della docu-serie che fotografa un vero e proprio spaccato di storia italiana, “I re del Luna Park” commuove per lo scavo profondo, e sicuramente doloroso, che questo lavoro coraggioso ha implicato.
