
di Fabio de Paulis
Cinquantesimo film di Woody Allen che, varcata la soglia degli 88 anni, ancora ci invita a riflettere sulla casualità della vita, sulle scelte umane (sbagliate) e sul fato che le determina dalle quali pare impossibile sfuggire.
Uscito nelle sale cinematografiche a Natale e passato su Sky, il regista americano ci racconta una storia che per il tema trattato sembra avvicinarsi al superlativo Match Point del quale, però, non riesce a raggiungerne le vette, lasciando l’impressione di un prodotto ben confezionato ma privo di pathos. La fotografia curata da Vittorio Sturaro, che ha all’attivo già tre premi oscar, ritraggono una Parigi autunnale dalle sfumate tinte gialle dei suoi meravigliosi parchi e della sua rigogliosa campagna e dai sottofondi azzurri della dimora altolocata dei protagonisti.
Abbandonata Manatthan per vicende personali economiche e giudiziarie, il regista abbandona anche i temi ricorrenti che tanto hanno parlato della psiche umana, delle sue nevrosi, della sua sessualità anche ironicamente scabrosa e dei propri conflitti interiori, per lanciarsi nella velata denuncia sulla insipienza e vacuità della vita borghese, narcisista e frivola, intenta ad esibire ricchezza, coppe di champagne e dialoghi con poco senso, ma capace anche di uccidere per conservarne lo status. Parigi per Allen è un luogo di ispirazione più scenografica che tematica, Midnight in Paris ne aprirono il varco, preannunciato già in Hollywood Ending (da non perdere) e in qualche altra pellicola dove proprio non riesce a nascondere la passione per la città parigina.
Il cast selezionato è interamente francese, la protagonista femminile Lou De Laage è brava e convincente, ma lontana anni luce dalla strepitosa Scarlett Johansson di Match Point o dalla sofisticata Cate Blanchet di Blue Jasmine, senza infamia e senza lode l’interpretazione del giovane bohemienne Niels Schneider mentre gli altri personaggi appaiono volutamente caricaturali dove si distingue la brava Valerie Lemercier nel ruolo della madre della protagonista. Il Jazz di Miles Devis come colonna sonora di fondo, rendono la pellicola simile a una torta ben farcita che si fa apprezzare nell’aspetto complessivo più come un raffinato pacco regalo, ma con poco sapore.
Comunque da vedere.
