
a cura di Fabio De Paulis
L’ultimo lavoro di un sempre più eclettico Matteo Garrone, candidato italiano alla selezione degli Oscar come miglior film straniero e già Leone d’argento, raggiunge i piu intimi livelli emotivi nel farci assistere consci, ma paradossalmente increduli, alle vicende delle migliaia di emigranti che dall’Africa approdano in Italia.
Le terribili vicende umane di sfruttamento, soprusi, violenza, paura e troppo spesso di morte, vengono crudelmente sbattute in faccia allo spettatore che sembra improvvisamente svegliarsi dall’anestesia indotta dall’abitudine di sentire e leggere quello che purtroppo quotidianamente accade. Eppure i due adolescenti protagonisti lasciano la propria terra non per fame o per riscatto sociale, ma per inseguire il “sogno europeo” di diventare star della musica, così come nel secolo scorso gli europei inseguivano un qualsiasi “sogno americano”.
Nel tragico tragitto dove l’umanità si intravede soltanto a sprazzi, la forza morale del giovane Seydu, legato all’amore e al rispetto per la madre, per le sorelline lasciate in Senegal, per il cugino con cui parte condividendone le aspirazioni, lo spinge ad assumersi anche la responsabilità di traghettare senza esperienza alcuna, uomini, donne e bambini del suo continente su di una carretta del mare attraverso il Mediterraneo, incontrando anche l’ostracismo dei soccorsi maltesi, colpevolmente assenti nell’aiutare questa parte di umanità abbandonata al proprio destino.
Capitano per merito conquistato sul mare, Seydou urlerà al mondo intero che con l’aiuto di Allah o di Dio che dir si voglia, almeno loro, nonostante tutto, sono arrivati vivi qui in Italia.
Garrone ci immerge in una storia di denuncia, drammaticamente attuale, abbandonando il cinema fiabesco dell’ultimo “Pinocchio” o del “Racconto dei Racconti” che pur si intravede in alcune scene. Il desiderio di riscatto di alcuni dei suoi protagonisti come in “Dogman” o in “Reality”, è un tema ricorrente, come è altrettanto ricorrente la violenza e la sopraffazione tra gli uomini, vista in “Gomorra”. Una violenza che ci porta a riflettere sull’assurdo cinismo del genere umano che dovrebbe risvegliare le nostre coscienze, oramai sopite, rispetto al consumarsi di queste quotidiane tragedie.

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