“Era Ora” il nuovo film di Aronadio che incita gli spettatori a prendersi il proprio tempo

E’ uscito su Netflix lo scorso 16 marzo scalando immediatamente la top ten dei film più visti e conquistando il primo posto. Stiamo parlando della pellicola “Era Ora” di Alessandro Aronadio con Edoardo Leo e Barbara Ronchi. Aronadio, che aveva già diretto Edoardo Leo nel film del 2018 “Io c’è”, questa volta torna sugli schermi con un interessante pellicola che è, in realtà, un remake dell’australiano “Long Story Short- come non ci fosse un domani”.

Il film racconta la storia di Dante Agnosio, impiegato in un’azienda di assicurazioni, innamorato della sua Alice ma completamente schiacciato dal fiume della vita. In una delle prime inquadrature di Dante in ufficio si legge alle sue spalle la potentissima frase di John Lennon: ” La vita è ciò che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti” che suona come un potentissimo monito. E’ il giorno del suo 40° compleanno e, mentre Alice è impegnata ad organizzargli una festa a sorpresa, Dante è diviso tra mille impegni ma, quando finalmente soffia sulle candeline, esprime il desiderio di avere più tempo. Quando Dante si sveglia, il giorno dopo, rimane incastrato in un loop temporale e, ad ogni battito di ciglia, arriva il giorno del compleanno successivo.

La differenza tra Alice e Dante è evidente sin dalle prime scene: lei è una pittrice, allegra, solare che vive il suo tempo a pieno ritagliandosi i suoi tempi, mentre Dante vive per il lavoro che gli consente di offrire una vita dignitosa alla sua compagna e, poi, alla loro bambina, per avere la certezza di essere diverso da quel padre che a lui ha sempre fatto mancare tutto. Ma l’amore non ha bisogno di niente se non di cura e tempo da trascorrere insieme e, questa formula magica, i bambini la conoscono benissimo.

Dante arriva al giorno del suo 47° compleanno avendo consapevolezza di aver vissuto solo sette giorni, sette compleanni in cui, come dice Alice si ripresenta la classica “sindrome da compleanno” che lo spinge a sistemare le cose e recuperare il loro rapporto.

Testimone silente della storia di Dante è l’amico Valerio, interpretato da Mario Sgueglia, che con atteggiamento distaccato, tra una sigaretta e una birra, vedrà la sua vita e quella dell’amico andare in frantumi.

Solo una forte scossa consentirà a Dante di scendere da quelle montagne russe che gli hanno rubato la vita e di recuperare i suoi affetti. Che poi, le montagne russe intese come metafora di vita, nella pellicola ci sono davvero e segnano il “turning point”, il momento in cui Dante prende coscienza dei propri errori. Ma il giro sulle montagne russe con l’amico di sempre sono anche il recupero con quella parte irrazionale e infantile che, ognuno, custodisce dentro di sé e che, ogni tanto, deve necessariamente uscire fuori.

Un film che, nonostante i salti temporali repentini è fluido ed armonico e non disorienta lo spettatore che, anzi, empatizza al massimo con il protagonista perché ad ognuno di noi, almeno una volta, è capitato di sentir passare gli anni come fossero giorni. Un film che mette in luce gli aspetti importanti delle nostre vite e che incita gli spettatori a staccare la spina, a rallentare e a vivere la vita che, come dicevamo all’inizio, passa mentre siamo occupati a fare altro.

Interessante notare anche l’onomastica del protagonista. Dante è un nome che, in realtà, è tutto un programma e, immediatamente, ci fa pensare al sommo poeta e al suo viaggio nell’aldilà, alla discesa degli inferi per poi terminare con il ricongiungimento di Beatrice. Dante, protagonista di “Era Ora”, proprio come il poeta vive il suo inferno personale, il suo viaggio negli inferi e l’incontro con personaggi che lo condurranno alla ricongiungimento con la sua donna. Alice, il cui nome riconduce al personaggio fiabesco di Lewis Carroll, vive nel suo “paese delle meraviglie” fatto di colori, pennelli e illustrazioni fiabesche e, proprio come Beatrice, attenderà silenziosa il compimento del viaggio del suo Dante. Alice, infatti, è un personaggio abbastanza piatto il cui arco di trasformazione è quasi inesistente. Tornando all’onomastica anche il cognome del protagonista Agnosio è tutto un programma: l’ agnosia, infatti, è un disturbo del cervello che impedisce al malato di riconoscere gli oggetti più familiari mediante gli organi di senso. Dante, dopo il primo salto temporale, non sa di essere diventato padre, non riconosce nemmeno sua figlia e non sa di essere diventato direttore dell’azienda in cui lavora.

Un film, questo di Aronadio, che funziona alla perfezione e che poggia sul talento di Edoardo Leo che rende Dante un personaggio credibile in cui tutti riescono ad immedesimarsi.

“Era Ora” presenta una buona fotografia, una buona sceneggiatura e un ottimo montaggio ed è un film che merita la visione per ricollegarci con il nostro io.

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