“La Stranezza”: il film di Andò sulla poetica di Pirandello

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E’ uscito nelle sale lo scorso ottobre il film di Roberto Andò intitolato “La Stranezza”, attualmente disponibile sulla piattaforma Prime Video. La pellicola, dalla durata di 103 minuti, poggia sulla grande capacità interpretativa del pluripremiato Toni Servillo che veste i panni di uno dei drammaturgi italiani più importanti: Lugi Pirandello. Servillo, affiancato dal duo comico siciliano Salvatore Ficarra e Valentino Picone, porta in scena un momento preciso della vita del drammaturgo attestato da fonti storiche: Pirandello, nel 1920, torna in Sicilia per l’ottantesimo compleanno di Giovanni Verga e, in quell’occasione, viene a conoscenza della morte di quella che in passato fu la sua balia.

E qui la realtà si mischia alla fantasia e il regista Roberto Andò, che si è avvicinato a Pirandello grazie alla lettura della sua biografia di Leonardo Sciascia (citato anche a fine film), fa incontrare il drammaturgo con due simpatici becchini con la passione del teatro. Il maestro Luigi Pirandello, dopo un susseguirsi di vicende, assiste alla prima dello spettacolo “La trincea del ricordo” e proprio lì, grazie alla realtà che si mescola con la finzione, il drammaturgo ha l’idea per la stesura di “Sei personaggi in cerca d’autore” ponendo fine alla sua crisi creativa, ovvero a quella che la sua defunta balia chiamava “stranezza”.

Il film, che cerca di descrivere in maniera anche piuttosto dettagliata la complessa poetica di Pirandello, fa sorride se si pensa al rapporto negativo che il drammaturgo aveva con il cinema definendolo il “regno delle ombre”. Che direbbe, il buon Pirandello, se sapesse che anche lui è diventato un ombra sullo schermo? Ma questo è un altro discorso…che potete approfondire qui.

Nella pellicola, però, emerge tutta la potenza del cinema che va a ricreare il magico momento dell’incontro tra Verga e Pirandello e, soprattutto, fa emergere tutta la sua forte potenza educativa: il film, infatti, sarebbe un ottimo mezzo per avvicinare le scolaresche al grande autore.

Interessante notare poi il concetto di “stranezza” che la buona balia attribuiva all’autore sin da giovane: la “stranezza” che si agita nella mente dell’autore consiste nell’incontro diretto con i suoi personaggi che, come dice lui stesso, “bussano alla porta della sua mente”. Oltre a richiamare immediatamente Alessandro Manzoni per il quale anche Renzo e Lucia popolavano le stanze della sua mente in carne ed ossa, il richiamo immediato è al film “Dickens- l’uomo che inventò il Natale” di Bharat Nalluri dove si vede Charles Dickens che discute con i suoi personaggi che popoleranno, poi, il famosissimo “Canto di Natale”.

Non è questo il luogo per dilungarsi sul concetto Pirandelliano di teatro ma, possiamo accennare, che il suo concetto si basa sul teatro di verità (da non confondere con verista) e, per questo, è molto simile alla concezione di Shakespare che affermava: “Tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite e le loro entrate e nella vita ognuno recita molte parti.” Anche secondo il drammaturgo siciliano la vita è una gigantesca pupazzata e rappresentare la vita significa già fare teatro sul teatro poiché la tragedia è già nella vita e non può essere ricomposta in forma fittizia di spettacolo.

Con Pirandello, possiamo affermare, avviene per la prima volta la rottura della quarta parete che coincide con il crollo della visione realistica e naturalistica che segna il passaggio dall’Ottocento al Novecento.

Il Pirandello, interpretato da Toni Servillo, siede in platea durante la prima dello spettacolo dei suoi due nuovi amici e si accorge che lo spettacolo è, in realtà, quello che succede tra il pubblico e decide di riproporre una situazione analoga in “Sei personaggi in cerca d’autore.” Tra le fonti storiche, ovviamente, non c’è nessun accenno ai due becchini-drammaturgi ma, possiamo immaginare, che non sia andata molto diversamente.

Se nella pellicola di Roberto Andò si parla soprattutto della genesi di questo spettacolo si traccia, però, in sottofondo una attenta rappresentazione del drammaturgo che lo rende più umano. Il personaggio di Pirandello, nella pellicola, resta indefinito per i primi minuti presentandosi semplicemente come “uno” che assolda due becchini, quell’uno è ovviamente “nessuno” ma poi si scopre la sua identità. La potenza filosofica di “Uno, nessuno e centomila”, oltre ad essere ripreso nella struttura del film è chiaramente citata durante la scena in cui, il drammaturgo, mentre è in scena “Sei personaggi in cerca d’autore”, si ritira in camerino dove viene accolto da uno specchio tripartito che triplica la sua immagine.

Il film risulta un prodotto gradevole, con una buona fotografia che ha il merito di rendere più accessibile un autore così complesso ma, probabilmente, senza il duo comico siciliano, avrebbe assunto un altro aspetto. Ficarra e Picone, purtroppo, hanno abituato lo spettatore ad un certo tipo di film che, quindi, quando li vedono comparire sullo schermo sanno già cosa aspettarsi. Infatti, anche questa volta, viene ripetuto per l’ennesima volta il solito plot: Valentino si innamora della sorella di Salvo che poi lo scopre e bla… bla… bla… Però, in parte, la loro presenza serve a smorzare ed alleggerire la visione.

“La stranezza”, dunque, è un film che merita la visione ma che può assolutamente non essere visto dagli amanti di Luigi Pirandello. Una menzione speciale a Toni Servillo che, ogni volta, si cala nei personaggi in maniera ineccepibile.

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