
Iniziamo questo nuovo anno recensendo un film uscito in sala proprio il 1 gennaio 2023. Si tratta de “I migliori giorni” firmato dalla regia di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno per il quale è già prevista l’uscita di un “sequel” dal titolo “I peggiori giorni” in sala dal 20 aprile. I due registi, entrambi romani, hanno già avuto modo di lavorare insieme: Leo ha lavorato in diversi film di Bruno a partire da “Nessuno mi può giudicare” ( 2011), “Viva l’Italia” (2012) e nella trilogia che parte da “Non ci resta che il crimine”, “Ritorno al crimine” e “C’era una volta il crimine” in cui il regista rivisita, in chiave comica e grottesca, alcuni eventi che ruotano attorno alla banda della Magliana.
Anche per Edoardo Leo non si tratta di un esordio, infatti, la sua prima prova dietro la macchina da presa avvenne nel lontano 2009 con “Diciotto anni dopo”, continua con “Noi e la Giulia” (2015) e con “Che vuoi che sia” (2016) per raggiungere la maturità con la pellicola “Lasciarsi un giorno a Roma” (2021).
Quello tra Leo e Bruno è un sodalizio che in parte funziona perché prende avvio dal comune desiderio di analisi del reale che è alla base de “I migliori giorni”.
I registi, infatti, pongono sotto la loro lente di ingrandimento, a tratti dissacrante, quattro festività: Natale, Capodanno, San Valentino e la festa della donna… insomma quelli che dovrebbero essere proprio i giorni più belli.
Quattro festività in cui faranno da protagoniste quattro storie diverse, dalla durata di circa 40 minuti ciascuna.
“Natale”

Si parte con la prima storia, scritta da Edoardo Leo (così come la terza) in cui lo spettatore si trova a sedere a tavola insieme ad una famiglia alle prese con la cena di Natale. Se in “Lasciarsi un giorno a Roma” Leo aveva parlato del covid, e della convivenza forzata a causa della quarantena, nel primo episodio de “I migliori giorni” il covid continua ad essere presente mettendo l’uno di fronte all’altro due fratelli Alessandro e Luca (Leo e Bruno) il primo fortemente convinto dell’importanza dei vaccini e fresco di terza dose e l’altro negazionista e no-vax. A fare da intermediaria sarà la sorella Stefania (Anna Foglietta) che si sforzerà affinché la cena possa andare nel verso giusto grazie anche alla presenza del suo collega deputato Attilio (Pietro de Silva). Quando la situazione degenererà e il deputato Attilio lascerà la casa sarà la telefonata dell’anziano padre dei tre fratelli a ristabilire l’armonia. Quello che resta è un sorriso amaro e la consapevolezza di come, dopo due anni di emergenza sanitaria, l’essere umano non ne sia uscito affatto migliore ma solo frustrato, infelice e insoddisfatto.
“Capodanno”

Il Capodanno, invece, non porta sentimenti migliori. In questo secondo episodio, firmato da Massimiliano Bruno insieme al quarto, lo spettatore farà i conti con l’ipocrisia e il falso buonismo delle classi agiate. Max Tortora, nei pani di Bruno Amenta, veste i panni di un ricco imprenditore obbligato a presenziare, insieme alla sua famiglia, alla cena organizzata da un ente benefico per i senza fissa dimora. Il primo equivoco è già esilarante: la segretaria di Amenta sbaglia i pacchi e i senza tetto brinderanno con ostriche e caviale mentre, i politici, con i pacchi del supermercato. Tra i senza fissa dimora farà tappa anche Alberto (Paolo Calabresi) ex autista degli Amenta ingiustamente licenziato e mai liquidato. Prima dell’ “esplodere” degli equilibri Amenta confesserà la sua verità, ovvero il suo totale disinteresse verso i poveri, gli ultimi, verso i suoi dipendenti, per sua moglie e per sua figlia. Anche in questo caso assistiamo al fallimento dell’essere umano, completamente deumanizzato e fagocitato da un sistema corrotto che non lascia spazio all’essere.
“San Valentino”

San Valentino è la terza ricorrenza analizzata ne “I migliori giorni” con un cast degno di nota come i due episodi precedenti: Luca Argentero, Valentina Lodovini, Greta Scarno parleranno di amore, un amore che sopravvive da vent’anni per inerzia, un amore per cui la cena di San Valentino è doverosa ma viene fissata alle 19 per avere il tempo necessario per andare a cena con l’amante. In San Valentino si parlerà di amore a 360°, dimostrando come non ci siano amori primari o secondari ma che ogni amore ha le sue difficoltà. Anche qui nessun vincitore.
“8 Marzo: Festa della donna”

L’ultimo episodio, dedicato alla ricorrenza dell’8 Marzo, è forse il meno riuscito non tanto per idee ma proprio per il modo in cui la storia è costruita. Qui incontriamo Claudia Gerini nei panni di Margherita, conduttrice televisiva del famoso programma “Viva l ‘Italia”, al sua fianco Stefano Fresi e Tiberio Timperi nei panni di Martino. Il personaggio di Margherita, che quando saluta i suoi telespettatori lo fa mettendo le mani a forma di cuore e pronunciando la famosa frase “col cuoreee”, è volutamente una caricatura della nota conduttrice di “Pomeriggio Cinque” Barbara D’Urso. Margherita vuole essere una donna dalla parte delle donne, una donna che si rifiuta di pronunciare un discorso di scuse a causa di un filmato andato in onda rivelatosi in realtà offensivo per il genere femminile perché ritiene tutta la redazione colpevole e non solo lei. Anche in questo avvenimento è probabile che il regista si ricolleghi ad un fatto realmente accaduto: era il 24 novembre 2020 e su Rai 2 Bianca Guaccero conduceva “Detto Fatto”. Nel corso del programma venne mostrato un tutorial su come fare la spesa in modo sexy che, ovviamente, venne fortemente criticato. Stessa cosa avviene nell’episodio diretto da Massimiliano Bruno. Ma Margherita non è in realtà dalla parte delle donne, è una donna egoista con una figlia che ha tentato il suicidio e alla quale non si degna di rispondere al telefono, una donna che nemmeno dige grazie alla stagista che prende le sue difese e che, per questo, viene licenziata in tronco preferendo, piuttosto, ripetere il toccante discorso della giovana stagista dinanzi alle telecamere facendolo passare per suo (il discorso è un omaggio alla scomparsa di Monica Vitti).
Ne “I migliori giorni”, dunque, non ci sono vincitori ma solo lo spettatore che fa i conti con la società attuale ritrovando sullo schermo diverse proiezioni di sé.
Il film, nonostante non sia uno di quelli che lascia lo spettatore a bocca aperta, funziona perché lo costringe a fare i conti con se stesso e con gli altri. La sceneggiatura è ben fatta così come la fotografia e le musiche che accompagnano le storie. Il tocco di Edoardo Leo si vede ed è quello che, probabilmente, dà un valore aggiunto alla pellicola.
“I migliori giorni” sono i giorni che viviamo e, se non facciamo attenzione, stiamo rischiando di perderceli.
