“Persuasione” cerca l’effetto “Bridgerton” ma ammazza la Austen

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E’ appena uscito su Netflix il secondo adattamento cinematografico (dopo quello decisamente più notevole del 2007 di Adrian Shergold) di “Persuasione” tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen del 1818 e già piazzato nella top 10 giornaliera del colosso americano.

L’idea poteva essere sicuramente buona in quanto, il romanzo della Austen offre, a distanza di secoli, validi spunti ed ha la capacità, come ogni classico, di riuscire a parlare agli spettatori di tutte le epoche. Ma il lavoro svolto dalla regista Carrie Cracknell percorre tutt’altra direzione arrivando ad offrire allo spettatore un prodotto confusionario, non solo non fedele al romanzo, ma nemmeno fedele a se stesso.

“Persuasione” racconta della storia d’amore tra Anne Elliot e il capitano Frederick Wentworth che, dopo essersi allontanati a causa delle persuasioni subite da Anne per la loro diversa estrazione sociale, si rincontrano. Nel film troviamo Dakota Johnson nei panni di Anne e il cantautore e attore Cosmo Jarvis nei panni del capitano.

L’obiettivo è stato sicuramente quello di sfruttare l’onda del successo ottenuto dalla serie Bridgerton per dar vita ad un prodotto simile ma, indubbiamente mal riuscito. Cracknell scarnifica il tutto: trama, personaggi e situazione. Cerca di modernizzare i comportamenti di Anne fino al ridicolo rendendola quasi una Bridget Jones dell’800 che beve intere bottiglie di vino e si dipinge i baffi con la marmellata.

Il film toppa fin da subito con l’immediata rottura della quarta parete dettata dal continuo sguardo in camera della protagonista che cerca di guadagnarsi la simpatia dello spettatore e accorciare le distanze. Il risultato, però, sarà solo quello di disturbare lo spettatore fino alla fine del film, in cui, la protagonista, ci regala una fastidiosissimo occhiolino.

Nemmeno i costumi riescono a farsi notare, apparendo banali e, addirittura anacronistici. La fotografia, invece, risulta priva di vita e finisce per fare da semplice sfondo alle vicende narrate.

Tutto viene appiattito e ridimensionato, compresa la passione che dovrebbe bruciare i due protagonisti: Dakota Jhonosn è più buffa che innamorata mentre Jarvis è una sorta di fantoccio in divisa senza profondità di sentimenti.

Il film, dalla durata di 149 minuti, può essere visto con la consapevolezza che si stia guardando una commedia romantica divertente di cui, tra qualche giorno, non ricorderemo più niente e senza minimamente pronunciare il nome della Austen.

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