
Oggi “Parola di Medea” torna con un nuovo consiglio di lettura. Si tratta del romanzo “L’estate dura poco”, edito da Scatole Parlanti nel 2022, scritto dallo psicologo e psicoterapeuta ennese Silvestro Lo Cascio.
Lo Cascio si era già fatto notare per i suoi due lavori precedenti “Mi innamoro solo di psicopatici” e “Innamorarsi di uno psicopatico” in cui, in un percorso di taglio saggistico, guidava i lettori nello studio di personalità psicopatiche e antisociali. Con “L’estate dura poco” Lo Cascio si cimenta, per la prima volta, nella scrittura di un romanzo che parte dalla violenza di genere per toccare altri temi delicatissimi come la perdita dell’ingenuità, l’incontro/scontro con il mondo, la scoperta della propria sessualità, l’emigrazione, la condizione di vita nelle carceri e la perdita di identità.
Lo scrittore ennese, che per diversi anni ha collezionato un’esperienza diretta nelle carceri italiane dove ha avuto modo di discutere con detenuti condannati per violenza domestica, mette tutta la sua esperienza diretta nella stesura del romanzo e lo organizza in modo tale da renderlo un vero e proprio studio di una personalità.
Protagonista è Costinel, di nazionalità rumena che, dopo una violenza fisica ai danni della moglie per un presunto tradimento, finisce in carcere. Lo Cascio, da psicologo qual è, torna indietro per farci tuffare nell’adolescenza difficile del protagonista dove possiamo notare i diversi traumi (quasi tutti di natura evolutiva) che gli faranno sviluppare una personalità violenta. Quello dell’autore non è assolutamente un lavoro che tende a giustificare certi comportamenti ma, proprio come fa un medico, torna all’origine per cercare di individuare l’eziologia del disturbo e del crimine.
“L’estate dura poco” è un titolo ambivalente e metaforico che si riferisce sia all’ estate del 2006 che verrà narrata, sia perché diventa metafora di “ultima estate” quella che segna l’inizio della disillusione di Costinel, della perdita della sua adolescenza e della scoperta della sua sessualità. I rimandi alla psicologia sono molteplici come, ad esempio, la narrazione di un sogno erotico del giovane protagonista. “L’estate dura poco”, però, poggia anche su solide base letterarie andando a toccare tematiche solide e radicate nella storia della più grande letteratura: dalla disillusione amara dei proprio sogni che rimanda immediatamente ad Emma Bovary, alla scoperta della sessualità che richiama “Agostino” di Alberto Moravia. L’educazione sentimentale di Costinel (per citare ancora una volta Flaubert) non è certo delle migliori: cresciuto in un contesto maschilista (sia famigliare che amicale) è, sin dall’adolescenza, abituato ad intendere la donna solo ed esclusivamente come un oggetto e, quando si innamora della compagna di classe con tutte le speranze che un adolescente può avere, verrà amaramente deluso. Arriva così la sua seconda esperienza con quella che Freud definisce “donna di facili costumi”. Alla disillusione amorosa seguono altre esperienze traumatiche: la malattia terminale del padre, una notizia sconcertante appresa in tv e lo svelamento di un segreto antilibidico che teneva unita la famiglia. Costinel subirà una vera e propria perdita di identità che si porterà dietro anche quando, una volta emigrato in Sicilia e poi in Germania sarà per tutti “il rumeno”. L’alienazione sarà un’altra delle tematiche che Lo Cascio affronterà nel suo libro e, a tale proposito, la copertina del romanzo è ben studiata: un uomo in una stanza buia che guarda fuori da una finestra che però non riesce a fare luce. La stanza è la vita di Costinel, una vita in cui il sole non riesce proprio ad entrare e, oltre quella finestra, c’è un mondo che lo respinge e lo costringe ai margini fino alla reclusione finale. Ma la finestra/balcone ritorna anche nel romanzo come uno dei mezzi privilegiati attraverso il quale il giovane protagonista osserva il mondo (come ad esempio gli operai che, poco dopo dell’alba, attendono la corriera). La finestra, però, è anche uno degli obiettivi dell’autore: ovvero quello di spalancarne una metaforica su una storia difficile e fatta da avvenimenti che spesso tendiamo ad ignorare.
Lo stile di Lo Cascio è fluido, coinciso e riesce a catturare l’attenzione del lettore che, spera fino alla fine, in un happy ending almeno parziale. La bravura dello scrittore è concentrata, soprattutto, nel suo modo delicato di toccare argomenti scomodi senza mai risultare banale o irriverente.
“L’estate dura poco” è un romanzo che parla di vita e che invita il lettore a confrontarsi con realtà alle quali, spesso, giriamo la faccia.
