“Strappare lungo i bordi”: la serie di Zerocalcare che ci incita ad amare la vita nonostante le sue imperfezioni

“Strappare lungo i bordi” è la serie rilasciata il 17 novembre da Netflix firmata da Zerocalcare che, in pochissimi giorni, si è guadagnata il primo posto in classifica sulla piattaforma.

Si tratta di soli sei episodi, ai quali probabilmente potranno seguirne altri, di circa venti minuti ciascuno che, vale assolutamente la pena vedere. Ma procediamo per gradi.

Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, è un fumettista che ha esordito con la sua prima graphicnovel nel 2011 intitolata “La profezia dell’armadillo”, a cui seguono diverse edizioni. Dal 2011, Rech si è sempre dedicato all’arte fumettistica aggiudicandosi diversi riconoscimenti. Nel 2013 si avvicina al grande schermo, realizzando insieme a Valerio Mastrandrea la sceneggiatura per un film live action tratto proprio da “La profezia dell’Armadillo”.

Da autore conosciuto solo da un appassionato pubblico di nicchia, con il nuovo progetto targato Netflix, Zerocalcare si è fatto conoscere da una vastissima fetta di pubblico che pare aver molto apprezzato “Stappare lungo i bordi” e noi di “Parola di Medea” non possiamo dargli torto.

Si tratta di una serie fresca e fortemente innovativa e sapete perché? Perché ha il coraggio di raccontare, in poco più di settanta minuti, tutte quelle verità che forse per troppi anni non abbiamo avuto il coraggio di ammettere.

In “Strappare lungo i bordi” si parla di vita, di morte, di amore, di paura, di responsabilità, di adolescenza, di precariato e di fluidità.

Il racconto procede come un lungo flashback che si intreccia al presente: si parte dall’adolescenza del protagonista Zero fino ad arrivare alla sua presa di coscienza in età matura. Il nome Zero, che richiama il nome d’arte del suo ideatore Zerocalcare di cui si propone di essere una sorta di alter-ego, in questo caso, funziona in maniera impeccabile perché Zero incarna a pieno una sorta di “paziente zero” che ha in sé le debolezze e le fragilità che sono proprie di tutta un’intera generazione, nata a cavallo degli anni ottanta e novanta, ai quali era stato promesso un futuro che poi non si è realizzato:

E allora noi andavamo lenti perché pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere. Perché c’avevamo diciassette anni e tutto il tempo del mondo

Con il tempo e con l’età adulta si comprende che, seguire un disegno e strappare semplicemente lungo i bordi, è praticamente impossibile perché la vita è piena di imprevisti. In alternativa si potrebbe rimanere con il disegno in mano e sottrarsi alla vita per paura di andare fuori i bordi ma, comunque, col passare del tempo, il foglio diventerebbe una cartaccia.

Invece sotto l’occhi c’abbiamo solo ‘ste cartacce senza senso, che so’ proprio distanti dalla forma che avevamo pensato. Io non lo so se questa è ancora ‘na battaglia oppure se ormai è annata così, che avemo scoperto che se campa pure co ste forme frastagliate, accettando che non ce faranno mai giocà nella squadra di quelli ordinati e pacificati. Però se potemo comunque strigne intorno al fuoco e ricordasse che tutti i pezzi de carta so boni per scaldasse. E certe volte quel fuoco te basta, e altre volte no.

Zero ci fa capire come, alla fine, sia importante muoversi e vivere senza paura di andare fuori confine perché, quello che conta, è comunque andare avanti.

Divertente ed azzeccata anche la scelta di doppiare tutti i personaggi, ad accezione di Armadillo, con la stessa voce di Zero che, di volta in volta, assume toni differenti perché, se ci riflettiamo, l’unica cosa che la nostra mente non è in grado di riprodurre fedelmente è la voce delle persone che conosciamo.

Anche questa volta compare il noto personaggio dell’Armadillo (doppiato sempre da Valerio Mastrandrea) che funge un pò da Grillo Parlante di Pinocchio: l’Armadillo è la voce della sua coscienza, una coscienza irreverente che non ha paura di dire le cose come stanno. Oltre l’immancabile Armadillo, Zero è accompagnato da due controparti: Secco che ha trovato il suo modo di arginare la vita con il poker online e che ha come unica risposta a tutto “Annamo a pijià er gelato?” e Saretta che è l’unica che crede ancora nei suoi sogni. Le loro vite si intrecciano con quelle di Alice, vero deus ex machina del racconto.

La serie, che si cela dietro ad un fumetto disimpegnativo e divertente, complice il dialetto romano, è in realtà ricca di riferimenti culturali e citazioni cinematografiche come “L’attimo fuggente”, ” Full Metal Jacket”, “Jurassic Park”, “Starr Wars” e tanti altri. Numerosi sono anche i riferimenti musicali tipici della cultura punk.

Negli ultimi giorni si è parlato anche tanto delle critiche che la serie ha attirato proprio per la scelta dell’uso del dialetto al punto che, oggi, “Repubblica” ha pubblicato una sorta di rubrica/dizionario con alcune delle frasi celebri che compaiono nella serie. A noi l’uso del dialetto, invece, pare una scelta giusta: smorza la seriosità della serie, ti obbliga a sorridere e ad immedesimarti con quel ragazzo di borgata che ha i tuoi stessi problemi.

“Strappare lungo i bordi” si presenta, dunque, come un manifesto generazionale molto forte che urla contro una società capitalista e fallocrate e che si avvicina per tematiche ad un altro manifesto della generazione x :“Santa Maradona”.

Ora non vi resta che vederla, se ancora non l’avete vista, oppure prendervi trenta minuti per riflettere.

7 commenti Aggiungi il tuo

    1. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

      Grazie per la segnalazione.

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      1. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

        Grazie a te per la risposta! 🙂

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      2. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

        Del nostro articolo cosa pensi?

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      3. Avatar di wwayne wwayne ha detto:

        Penso che hai ragione nel dire che la vita è piena di imprevisti. Da amante della pianificazione, ovviamente la cosa non mi piace affatto! 🙂

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      4. Avatar di Chiara Chiara ha detto:

        😂

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