“Maschile singolare”: l’importanza del plurale nella ricostruzione dell’io

Cosa succede quando una coppia si lascia? Tutto e niente. Un terremoto che percepisci solo tu e che ti costringe a ridimensionare e riorganizzare la tua vita attraverso il difficile ritorno al “singolare”.

“Maschile singolare” è il film realizzato a quattro mani, e disponibile da pochi giorni su Prime Video, da Alessandro Guida e Matteo Pilati che cerca di far luce sul delicato tema della “ricostruzione” post separazione, e che i protagonisti della vicenda siano una coppia di fatto è solo un dettaglio.

La pellicola, dalla durata di 101 minuti, può essere definita a tutti gli effetti un “romanzo di formazione” attraverso l’educazione sentimentale del protagonista.

Nel film incontreremo volti già familiari agli amanti del piccolo schermo come Giancarlo Commare nei panni del protagonista Antonio, Gianmarco Saurino nel ruolo di Luca e Michela Giraud nelle vesti di Cristina. Attori giovani che nei precedenti lavori si erano fatti apprezzare ma che qui inevitabilmente vacillano.

Buona e godibile la prima parte del film che poi incespica e non riesce a decollare rischiando, addirittura, di diventare noioso. L‘idea alla base è ottima: in tempi come questi, in qui si discute tutti i giorni di coppie di fatto, Ddl Zan, ecc… una pellicola che vada a sensibilizzare e “naturalizzare” le relazioni omosessuali è sicuramente vista di buon occhio ma, nella seconda parte del film, si rasentano i più beceri cliché: dall’App di incontri, al sesso occasionale post separazione. Verità innegabili vengono però estremizzate al tal punto da risultare poco credibili e rischiare di far storcere il naso ai più “tradizionalisti”.

Quello che è sicuramente interessante di “Maschile singolare” è la rappresentazione disperata dei giorni attuali: Antonio è un architetto disoccupato con il sogno della pasticceria e, quando viene lasciato dal marito, fatica a ripartire tra affitto da pagare e ricostruzione di sé.

La buona fotografia e il montaggio quasi impercettibile rendono il film comunque gradevole. Interessante la chiusura circolare del film con carrello laterale che simboleggia la fine del percorso di Antonio e che ci fa capire che si può arrivare al singolare grazie all’esperienze fatte al plurale ( che siano amici o relazioni).

Se si fosse andati più a fondo, indagando maggiormente sulle dinamiche psicologiche e donando ai protagonisti più spessore, evitando di sottolineare in continuazione l’aspetto sessuale, sicuramente il prodotto sarebbe stato maggiormente interessante.

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