
“Il Testimone invisibile” è l’ultimo film del regista fiorentino Stefano Mordini, attualmente disponibile su Netflix.
La pellicola, dalla durata di 102 minuti, si distingue per essere una vera chicca nel panorama cinematografico italiano che ripercorre, in maniera abbastanza classica le vie tipiche del giallo con una venatura thriller.
Al centro della vicenda troveremo una coppia di amanti: Laura, interpretata dalla bellissima Miriam Leone, e il ricco e spietato imprenditore Adriano, interpretato da un sempre uguale a sé stesso ma credibilissimo Riccardo Scamarcio che, tra l’altro ha già lavorato accanto a Mordini in “Pericle il nero”. Il tutto, come in ogni giallo che si rispetti, ruota attorno ad un delitto di cui si cerca ancora un colpevole.
Il film è molto interessante, non tanto per la trama, ma per il modo in cui essa viene sviluppata. Va detto, in primis, che l’intera vicenda viene raccontata attraverso flashback che prendono avvio dai racconti di Adriano durante il suo colloquio con la famosa penalista Virginia Ferrara (Maria Paiato). I flashback, dunque, consentono di manipolare la narrazione e la versione dei fatti: lo spettatore vede quello che Adriano racconta di volta in volta e come la storia può cambiare inserendo diversi alibi e diversi punti di vista.

Nonostante la pellicola si svolga prevalentemente in luoghi chiusi, ma tutt’altro che asfittici, e nonostante lo spettatore sia costretto a vedere più volte la stessa scena da molteplici punti di vista, il racconto non risulta mai banale, anzi riesce a tenerlo col fiato sospeso fino a quando la macchina si spegne sul finale lasciando intuire anche un possibile sequel.
I paesaggi mozzafiato del Trentino, poi, faranno da contraltare agli spazi chiusi di una Milano ricca e quasi irriconoscibile.
“Il Testimone invisibile” risulta un prodotto ben confezionato sin dalla scelta del titolo: i due amanti, infatti, verranno ricattati da un testimone invisibile che, fino alla fine, non sappiamo chi sia e se esista davvero.
Un giallo degno di nota nel panorama del film di genere che riesce a confondere anche lo spettatore, unico testimone invisibile della vicenda, fino al colpo di scena finale, intuibile dai più attenti solo poco prima del prefinale.
Il film trova il suo punto di forza in una bella fotografia e in un cast valido ( in cui compare anche un eccezionale Fabrizio Bentivoglio) ma la sceneggiatura ogni tanto incespica, forse volutamente, con dialoghi serratissimi che non consentono distrazioni.
Una pellicola, quindi, da non perdere per tutti gli amanti del genere ma che può incontrare il gusto anche di chi non lo preferisce. Unica grande pecca: non si tratta di farina del sacco di Mordini ma di un fedelissimo remake di “Contratiempo”, pellicola spagnola del 2016 di Oriol Paulo che, a questo punto, valeva la pena distribuire anche in Italia.
I dettagli, Sig. Doria, i dettagli fanno la differenza.

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