
Edoardo De Angelis, regista napoletano il cui talento si era già palesato in passato con la pellicola “Indivisibili” (2016) e “Il vizio della speranza” (2018), ritorna dietro la macchina da presa per “Natale in casa Cupiello”, storica commedia in tre atti d Eduardo De Filippo, prodotto da Picomedia.
L’idea nasce dalla volontà di omaggiare uno dei maestri indiscussi della commedia dell’arte a centoventi anni dalla sua nascita. Polemiche e critiche, legate alla sacralità di Eduardo e all’intoccabilità della commedia, hanno preceduto la visione.
La versione cinematografica è stata proposta ieri sera, 22 dicembre, al pubblico di rai 1 catturando l’attenzione di 5,6 milioni di spettatori per uno share, quindi, del 23%.
La vicenda raccontata nel film rimane fedele a quella teatrale: la famiglia Cupiello è formata dagli stessi personaggi con Don Luca Cupiello (Sergio Castellito), Concetta (Marina Confalone, premiata con il David di Donatello nel 2019 per “Il vizio della speranza”), Ninuccia (Pina Turco), Tommasino (Adriano Pantaleo, più scugnizzo e meno mammone di Luca De Filippo), Vittorio Elia (Alessio Lapice), Zio Pasquale (Tony Laudiero) e Nicolino Percuoco (Antonio Milo). L’unica differenza è che con la pellicola di De Angelis ci spostiamo in avanti nel tempo: in una Napoli del 1950, sospesa tra la distruzione bellica e la voglia di speranza e rinascita della classe medio- borghese che si affaccia.
Va detto che si tratta di lavori diversi e, inevitabilmente, un film avrà delle esigenze diverse rispetto al teatro: già questo dovrebbe bastare per rendere le due cose imparagonabili. Inoltre la delicatezza e il rispetto di De Angelis sono palpabili in ogni scena. Un plauso anche a Sergio Castellitto capace di ricreare un Luca Cupiello tutto suo, più fiero e altero, privo di quella ingenua dolcezza che caratterizzava il personaggio originario ma accomunati dallo stesso obiettivo: tenere unita la famiglia. Il collante sarà il Natale e, precisamente, il Presepe (da notare proprio l’importanza della “colla” nella realizzazione del Presepe). Anche la moglie Concetta, in modo diverso, combatte per l’unione familiare e per colmare le crepe nel matrimonio tra Ninuccia e il genero Nicolino. I modi diversi di operare dei due produrranno le conseguenze che tutti noi conosciamo.
Una piccola inversione però c’è: il Luca di Eduardo, sebbene protagonista indiscusso, è un Luca sempre all’angolo e tenuto all’oscuro delle vicende famigliari dall’amore di Concetta. Luca di Castellitto è più presente e padre/padrone, forse grazie anche ai toni molto più alti e duri in confronto al quasi sussurrato e pausato di Eduardo.
Resta comunque che il film funziona: la sceneggiatura, quasi sempre fedele all’originale, è ben fatta, la scenografia è fedele, con tanto di carta da parati e ambiente claustrofobico, la fotografia nitida, che ben si sposa alla famiglia- presepe, e tende a quel blu tanto caro al regista, quasi ci fa respirare la stessa aria dei protagonisti. Il rispetto di De Angelis nei confronti di Eduardo è visibile anche nella scelte delle inquadrature che sono sempre discrete e, per lo più, laterali: l’occhio dello spettatore entra in casa Cupiello di sbieco, con massimo rispetto, perché assiste a vicende strettamente intime e personali e, quindi, non può permettersi di disturbare. Si notano, inoltre, piani sequenza che accompagnano lo spettatore, sempre con discrezione, in questa processione familiare che termina sul letto di morte dove viene ristabilito il nuovo ordine delle cose. Le musiche di Enzo Avitabile accompagnano lo svolgimento delle vicende conferendogli quella nota struggente che rende il tutto ancora più silenziosamente straziante.
L’unica cosa che forse è mancata nella trasposizione filmica sono state le risate: la bravura di Eduardo consisteva nel mischiare con nonchalance tragedia e commedia senza che lo spettatore riuscisse a distinguerle. Consapevole che la risata fosse più profonda, e spesso più disperata di un pianto, Eduardo sembrava sposare il “Controdolore” di Palazzeschi (1913):
Che il riso è più profondo del dolore ce lo dimostra il fatto che l’uomo, appena nato, […] è abilissimo di lunghi e interminabili piagnistei. Prima che possa pagarsi il lusso di una bella risata avrà dovuto seguire una bella maturazione. […]
Ma, anche in questo caso, la scelta del regista è stata voluta: se si fosse cercato di mettere in scena quel tipo di comicità struggente ne sarebbe inevitabilmente seguita una sorta di pessima “parodia”; che andava evitata e scongiurata.
Divertente vedere anche come la macchina da presa porti, in pochissimi momenti, l’occhio dello spettatore fuori dalle mura domestiche.
In attesa delle prossime trasposizioni filmiche di Eduardo che, a detta del regista, non tarderanno ad arrivare, non ci resta che chiedervi: ” Ve piaciut o’ Presepio?”
