
“Un Divano a Tunisi”, la cui uscita è prevista nell’ormai prossimo settembre, segna l’esordio alla regia della franco-tunisina Manèle Labidi. La regista, intessuta di cultura ed arte italiana (che decide di omaggiare scegliendo come colonna sonora “Sono come sono” di Mina), cresciuta guardando Rai 1 e Antenna 2, esordisce sottolineando le affinità esistenti tra il mondo arabo e il mondo occidentale che, dopo il fatidico 11 settembre, sembrano aver lasciato spazio solo a paura ed odio.
Protagonista della pellicola è la giovane Selma (Golshifteh Farahani) che, dopo essersi laureata brillantemente in Psicologia in Francia, decide di tornare a Tunisi per aprire uno studio tutto suo. In un paese un pò arretrato e restio ad aprirsi verso ciò che non si conosce, Selma incontrerà diversa difficoltà. Il suo studio si trasformerà in un vero e proprio circo popolato da pazienti esilaranti. Labidi si riaggancia al successo che la psicoanalisi ebbe in Tunisia per la classe media dopo la rivoluzione dei Gelsomini nel 2010.
La scelta della regista, che condivide una parte di autobiografia con Selma, è una scelta coraggiosa che riesce a sfruttare a pieno le potenzialità della classica commedia al confina tra quella italiana e americana.
Il film, dalla durata di 1 h e 27′, fa pensare ad una moderna commedia alleniana in cui si parla di psicoanalisi, inconscio e le battute ironiche e sagaci seguono ritmi frenetici.
La fotografia, nitida e dai colori caldi, ci immerge delicatamente nel mondo arabo fino ad assorbire completamente lo spettatore.

Ho recensito un film di Woody Allen: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/. Sei d’accordo con ciò che ho scritto?
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