
“Il Regno”, disponibile on demand dal 26 giugno, è il lungometraggio di esordio del regista Francesco Fanuele, cosceneggiatore e regista di un corto che conteneva in auge l’idea che verrà sviluppata nel film. Una partenza interessante che nasce da un’ idea brillante: in un’ epoca complessa come la nostra, in cui capita sempre più frequentemente di udire chi invoca un ritorno alla monarchia e inneggia ad un diverso sistema monetario, Fanuele inscena un ritorno in un regno paramedievale la cui economia è basata completamente sul baratto ed ogni forma di modernità è bandita. Non si tratta di un ritorno al passato ma di un regno parallelo, sviluppato sulla via Salaria, i cui sudditi scelgono volutamente di vivere fuori dal tempo e dallo spazio dell’epoca moderna.
Protagonista del film è il simpaticissimo Stefano Fresi, attualmente impegnato sul set di “Lasciarsi un giorno a Roma” di Edoardo Leo, che vestirà i panni di Re Giacomo. La chiamata all’avventura di Giacomo comincia con l’apertura del testamento del defunto padre: il protagonista, dopo brevi esitazioni, deciderà che è meglio essere un sovrano venerato piuttosto che un anonimo autista dell’Atac intrappolato nel traffico della Capitale. Al suo fianco ci sarà Max Tortora nei panni di un fedele e simpaticissimo ciambellano, tifoso della Roma ma che ignora completamente Francesco Totti.
L’idea, come dicevamo in apertura, è molto buona e poggia sulla bella fotografia di Gherardo Gossi e sul montaggio di Julien Panzarasa. Anche la sceneggiatura è ben costruita con i dialoghi cuciti sull’impronta del fiorentino arcaico trecentesco. Ma, nonostante ciò, il film non decolla: ogni linea polemica è semplicemente abbozzata e l’acceleratore non viene spinto in nessuna direzione. Sarebbe stato simpatico vedere qualche scorcio in più della vita del protagonista prima dell’ingresso nel regno per meglio apprezzare e comprendere la scelta del cambio vita. Il regista toccherà anche altri temi caldi come quello dell’omosessualità (anche in questo caso solo sfiorato) e il ruolo secondario in cui erano relegate le donne nel medioevo. Anche il potenziale comico, a nostro avviso, non viene sfruttato pienamente: Stefano Fresi, leader di comicità indiscussa è frenato, ma ciò nonostante, riesce a dar vita ad un personaggio tenero e quasi credibile. Un pò di rammarico nel dire che il regista avrebbe potuto sfruttare maggiormente un’idea così simpatica che si poggia su precedenti illustri come “L’armata Brancaleone e “Non ci resta che piangere”.
“Il Regno” resta comunque un film dalla visione piacevole che spalanca la porta ad altre pellicole interessanti.
