“Tutto il mio folle amore”: il ritorno al road movie di Gabriele Salvatores.

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“Tutto il mio folle amore”, uscito nelle sale italiane il 24 ottobre 2019, è l’ultima pellicola di Gabriele Salvatores. Il film, che ha ottenuto cinque candidature ai Nastri d’Argento e una al David di Donatello, ha incassando al Box Office italiano 2,6 milioni di Euro.

Salvatores, con “Tutto il mio folle Amore”, ritorna ad un genere già sperimentato in passato: il road movie con l’annessa libertà espressiva. La storia del film è molto interessante: Salvatores si ispira al romanzo di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non avere paura” che, a sua volta, si ispira alla storia vera di Andrea e Franco Antonello, un padre che intraprende un viaggio in moto nel sud America insieme suo figlio ( in chiusura di pellicola Salvatores ci mostra anche le foto di questa formidabile coppia).

Una storia degna di essere raccontata dal titolo fuorviante: quando si parla d’amore siamo sempre abituati a pensare all’amore di coppia, ma i tipi d’amore sono tanti e tutti ugualmente forti. In questo caso ci viene raccontato un amore “folle” (nel senso di non-ordinario, fuori dal comune) che non si esprime con le parole ma si regge sul filo invisibile che lega le anime di Vincent e Will.

Will, interpretato dal bravissimo Claudio Santamaria, è un cantante che ha trovato fortuna nei paesi balcanici sfruttando il successo che la musica italiana, in particolare quella dell’intramontabile Domenico Modugno (di cui imita anche il modo di vestire e la timbrica) riscuote in quei luoghi. Vincent, invece, è un ragazzino autistico che vive con la madre Elena (Valeria Golino) e il suo secondo marito Mario (Diego Abadantuono), annoiato editore alla ricerca perenne di nuove storie da raccontare per il quale il disturbo di Vincent è una continua scoperta di storie e tenerezze. La voglia di evadere e di vivere di Vincent lo porteranno ad un meraviglioso viaggio alla scoperta dell’est e soprattutto alla scoperta di se stesso insieme a Will. Will è un uomo strano che non è mai riuscito a fare il padre, eppure, i legami vanno ben oltre le esperienze e tra i due nascerà un rapporto unico basato sul rispetto e l’aiuto reciproco.

La bella fotografia, una sceneggiatura scritta a mestiere e, ovviamente, la bravura di un cast esperto, rendono il film una piacevolissima visione. Ma quello che ha stupito maggiormente è stato il talento smisurato del giovane Giorgio Pranno nei panni di Vincent. Un attore giovane che cambia modo di camminare, di parlare e di pensare per dar vita a Vincent. Pranno, dai lineamenti delicati e dagli occhi sognanti, non può non far pensare al giovanissimo Leonardo di Caprio ai tempi di “Buon Compleanno Mr. Grape”.

Altra componente importante del film sono le musiche che accompagnano il viaggio dei due protagonisti che spaziano dalle classiche italiane, come “Volare”, a musiche composte magistralmente da Mauro Pagani, storico componente della PFM come “Care for” che ci accompagna sulle scene finali.

Che Gabriele Salvatores sia un maestro di cinema è indiscusso ma un “grazie”, per aver palato in maniera così delicata e naturale di “diversità” in un periodo storico in cui “diverso” è ancora sinonimo di “sbagliato”, glielo dobbiamo tutti.

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