“Gli Infedeli” un climax discendente che condanna gli uomini.

“Gli Infedeli”, il film ad episodi di Stefano Mordini è arrivato il 15 luglio su Netflix. Si tratta dell’ennesimo remake di un film francese italianizzato con scarsi risultati. Che il cinema italiano negli ultimi anni pulluli di remake francesi, per quello che concerne il filone della commedia, è assodato: basti pensare alla carrellata di commedie che vedono protagonista il simpatico Fabio De Luigi. I risultati, purtroppo, non sono sempre stati notevoli. Mordini, ritorna a collaborare con Scamarcio,(come in “Pericle il Nero” e “Solo”)che, oltre nel cast, è tra i produttori insieme a Nicola Giuliano e Viola Prestieri.

“Les Infideles”, titolo originale, che reca la firma di ben otto registi tra cui Lellouche, Bercot e Courtes, è un film del 2012 che in Francia ha riscosso un vasto consenso grazie anche al cast di successo. Stessa cosa per la trasposizione italiana: oltre al già citato Riccardo Scamarcio, abbiamo Valerio Mastandrea, Massimiliano Gallo, Laura Chiatti e Valentina Cervi.

“Gli Infedeli” cerca di ripercorrere le strade della grande commedia all’italiana alla Dino Risi e Mario Monicelli, basti pensare alle musiche di sottofondo che accompagnano le scene, ma l’obiettivo è tristemente lontano.

La pellicola si articola in cinque episodi con diversi protagonisti interpretati sempre dagli stessi attori. Al centro la tematica dell’infedaltà coniguale articolata e sviscerata in diversi modi. Il film che parte bene, creando nello spettatore aspettative abbastanza buone, assume la parabola di un climax discendente per finire nel modo più sconcertante.

Il film è ben realizzato, buona la fotografia, le musica e la sceneggiatura alla quale, oltre Morandini, partecipa anche Filippo Bologna, autore della sceneggiatura di “Perfetti Sconosciuti”, la cui firma è visibilissima anche nell’importanza che i cellulari rivestono nelle dinamiche di coppia.

Triste vedere un cast del genere mal diretto che da vita ad un’insensata commedia piena di stereotipi che inchiodano definitivamente, e senza possibilità di riscatto, la figura maschile cristallizzandola nel cliché del “traditore seriale”privo di qualsiasi tipo di selettività. La donna non ne esce meglio: anche lei incastonata in deboli personalità che tradisce solo perché tradita. Quello che si ottiene non è nemmeno un risultato comico ma un amaro schizzo di nero di seppia.

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