“L’Amore a domicilio” la delicatissima commedia drammatica di Corapi.

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“L’ Amore a domicilio”, disponibile dal 10 giugno su Prime video, è l’opera seconda, dopo l’esordio noir “La strada di casa”, del regista Emiliano Corapi.

La pellicola, dalla durata di 90 minuti, vanta un cast ben assortito che funziona: Miriam Leone nei panni della protagonista Anna, Simone Liberati nei panni dell’assicuratore Renato, Fabrizio Rongione e Anna Ferruzzo. Volti noti e meno noti del cinema e della televisione lavorano all’unisono per dare vita ad una piacevolissima commedia dai toni drammatici che tanto ricorda la delicatezza del cinema francese.

Se non si hanno dubbi sul talento eclettico della bellissima Miriam Leone (il 2020 per lei sarà un anno importante dal punto di vista cinematografico grazie a ruoli che la vedranno affiancare Marinelli, Favino e Mastandrea), possiamo affermare che Simone Liberati, che si era già fatto notare in “Cuori puri”, sia stato una piacevolissima scoperta.

“L’ Amore a domicilio” è un titolo equivoco che può disorientare lo spettatore che non sa bene cosa vedrà. Si parla d’ amore, questo è chiaro, ma si parla soprattutto di paure, di fragilità, di fatal flaw da superare per, finalmente, iniziare a vivere.

Da ragazzino mi regalarono una bicicletta. Fu il regalo che più desiderai in vita mia. Ogni giorno lasciavo la bici fuori la scuola e l’ansia che me la rubassero mi distraeva. Non riuscivo nemmeno a seguire le lezioni.

Poi, un giorno, me l’hanno rubata veramente. Fu per me come una liberazione.

Renato in “L’Amore a domicilio”

Amare significa, sostanzialmente, convivere ogni giorno con l’ansia che ti rubino la bicicletta ma la paura di morire non può impedirci di vivere. Simone Liberati, nel suo ruolo di uomo che volutamente vive all’ombra ed evita tutto ciò che può esistere di forte, è bravissimo a dar vita al personaggio di Renato che risulta credibile in tutto e per tutto.

Una coincidenza, un pò forzata, spingerà Anna e Renato ad incontrarsi e legarsi e anche quello che poteva essere un trauma si rivela, per la personalità di Renato, una scoperta positiva. Renato deve imparare a lasciare libero ciò che ama, Anna deve crescere, liberarsi dal non-rapporto con la madre e imparare ad amare ed essere amata.

La fotografia delicata, che spesso indugia sui primi piani, una sceneggiatura che funziona perfettamente, rendono il film un prodotto riuscitissimo in cui allo spettatore non mancherà nulla: a momenti di tristezza e tensione si affiancheranno momenti di comicità esilaranti. Il tutto sarà incorniciato nel campo lungo finale metafora del percorso della vita.

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