
Oggi spendiamo qualche parola su “365 DNI” il film di produzione polacca, rilasciato nelle sale cinematografiche dell’ Est Europa lo scorso San Valentino, dei due registi esordienti Barbara Bialows e Tomasz Mandes, tratto dall’omonimo romanzo della trilogia della scrittrice polacca Blanca Lipinska.
Nonostante le aspre critiche che la pellicola si sta tirando dietro, a pochissimi giorni dal rilascio su Netflix, “365 DNI” risulta essere tra i dieci film più visti e questo non ci lascia affatto sorpresi. Prima di tutto va detto che il film si ricollega al genere “soft-porn” e “narrativa erotica” che, sulla scia di “Cinquanta Sfumature di Grigio”, incuriosisce inevitabilmente un certo tipo di spettatore. Quindi, prima di analizzare in maniera tecnica la pellicola, dobbiamo dire che si tratta di un prodotto che avrebbe potuto funzionare se fosse stato realizzato con più attenzione e competenza, perché il bacino di utenza al quale il film è rivolto funziona.
Definito il “Cinquanta Sfumature di Grigio” polacco, lo spettatore sa benissimo cosa aspettarsi, quindi, non può rimanere sorpreso dal non trovarsi di fronte un capolavoro della cinematografia. Quello che sorprende è, invece, il modo in cui la vicenda, che fa acqua da tutte le parti, viene narrata.
Protagonisti del film sono Michele Morrone, volto già noto per la sua presenza nella serie evento “I Medici” e nella fiction di rai 1 “Sirene” e Anna Maria Sieklucka. I due vestiranno i panni di Massimo Torricelli, capo mafia siciliano, e Laura Biel, giovane manager in carriera. Morrone, con la sua fisicità statuaria e fascino latino, risulta a tratti quasi credibile nella sua interpretazione ma non si può dire lo stesso della sua partner. Il film mette insieme, in soli 102 minuti, tutti i cliché possibili e immaginabili: italiani mafiosi, arrapati e mangiatori di mozzarelle, donne dell’est alla ricerca dell’uomo ricco italiano e sempre alla ricerca di sesso, per non parlare dello Stato corrotto e assente. Quello che stupisce di più, poi, è l’amarissimo ritratto femminile che ne emerge; eppure l’autrice è donna! Lo spettatore si trova disorientato dinanzi a tanta accozzaglia: vorrebbe essere un film erotico ma di erotico non c’è proprio nulla. Manca passione, complicità e spessore dei personaggi la cui volontà e autonomia decisionale è completamente annullata. A confronto l’adattamento cinematografico di E. L. James è un gran bel film. Quello che resta sono scene di sesso, non eccessive ma alcune di cattivo gusto, per niente travolgenti che, volenti o nolenti fanno ridere. E quindi lo spettatore resta sospeso tra un porno, un thriller e un’esilarante commedia alla “Pretty Woman”, di cui riprendono anche la scena dello shopping sfrenato. Siamo a mezz’aria, quindi, tra la parodia e il remake.

Il tutto risulta molto artefatto e a tratti surreale, in primis la trama che poggia solo sulle vicende dei protagonisti senza contare sull’appoggio di personaggi secondari, complici, nemici, mentori ecc… con un arco di trasformazione pari allo 0. Se si aggiunge una sceneggiatura scarna, stereotipata e ripetitiva che alterna italiano, polacco e inglese maccheronico dove un “Perché?” diventa “Because?” il risultato non può che essere amaramente comico, considerando anche le ambientazioni da cartolina che fanno da sfondo alle vicende, e che sono un mix tra un’esterna di “Uomini e Donne” e uno spot di un profumo “Dolce & Gabbana”. Ci sono anche dei meriti però, come la fotografia ben fatta e la colonna sonora.
Un film che va visto semplicemente per essere al passo con le ultime tendenze e, soprattutto, con la consapevolezza che i due sequels sono già in elaborazione.
