
“Buon Compleanno Mr. Grape” (1993) è uno dei primi film di successo del regista svedese Lasse Hallstrom, consacrato successivamente da altri film come “Chocolat” (2002), “Hachiko” (2009), “Dear John” (2010) e “Amore, cucina e curry” (2014).
Il film del 1993, candidato agli Oscar e ai Golden Globe,può essere, senza ombra di dubbio, considerato uno dei film cult degli anni ’90 che vanta l’iniziazione al mondo cinematografico di un giovanissimo Leonardo Di Caprio, ancora lontano dal successo di “Titanic” di Cameron. Accanto a Di Caprio, invece, troveremo quello che già era una promessa del cinema: Johnny Deep, reduce dal successo di “Edward Mani di Forbici” di Burton (1990). Un film che, già solo per cast, meriterebbe la visione.
“Buon Compleanno Mr. Grape” è un film dai colori caldi e nitidi, che rendono giustizia alla realtà del piccolo stato federale dell’ Iowa, dalla tematica delicatissima e pungente.
Hallstrom mette lo spettatore difronte ad una situazione tragica, e purtroppo fin troppo reale, di una famiglia disgraziata e disagiata del Midwest: la famiglia Grape è orfana di capofamiglia morto suicida, la madre (Laura Harrington) ha sfogato il suo dolore finendo in un’obesità patologica che la rende grottesca e incapace di essere autosufficiente, Arnie (Leonardo Di Caprio) è, invece, un ragazzino autistico con la passione di arrampicarsi sull’acquedotto della città. A completare il nucleo famigliare ci sono le sorelle interpretate da Laura Harrington e Mary Kate Schellhardt. Johnny Deep, invece, nei panni di Gilbert, è il figlio maggiore catapultato nel ruolo di capofamiglia. Una situazione familiare, dunque, veramente complessa, che attira su di se gli occhi e le dicerie di una cittadina di provincia dove regna la povertà economica e intellettiva.

Un film di riflessione sociale dai toni amari e drammatici che passa dall’autismo di Arnie (l’interpretazione di Di Caprio è davvero sublime e lo porterà a diverse candidature come “miglior attore non protagonista”) e i suoi problemi di integrazione, alla spettacolarizzazione del mostro incastrato nel corpo della madre, e all’irrefrenabile voglia di Gilbert di cambiare vita (per cui sarà illuminante l’arrivo in Iowa di Becky, interpretata da Juliette Lewis, con cui Deep sarà sentimentalmente legato per un pò fuori dal set).
Hallstrom si libera dal registro tipicamente smielato, che lo contraddistingue, per lasciare ai personaggi la libertà di esprimersi all’interno della loro monotona e mostruosa quotidianità. Il plot è abbastanza banale e si regge intorno alla voglia di cambiare vita e l’impossibilità di farlo a causa del fatidico determinismo sociale dal quale, pare, non si possa mai uscire. Nonostante ciò la visione è estremamente piacevole. Bello anche l‘omaggio ad “Amarcord” del 1973 di Fellini nella scena in cui Arnie si arrampica sul suo amato acquedotto.

Un commento Aggiungi il tuo