“Ricordi?”: il peso del passato e la conquista del futuro.

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Dopo dieci anni da “Dieci Inverni”, Valerio Mieli, regista italiano con cittadinanza francese, ritorna sullo schermo con “Ricordi?”, film che ha ottenuto ben tre candidature ai Nastri d’Argento e tre candidature al David di Donatello 2020.

Mieli, prima di essere un regista, è soprattutto uno scrittore: l’aveva dimostrato in “Dieci Inverni”, trasposizione del suo omonimo romanzo, e l’ha riconfermato in “Ricordi?”, versione 2.0 del primo film. “Ricordi?”, proprio come “Dieci Inverni”, è un delicatissimo racconto che procede per immagini che si susseguono sullo schermo e nella mente dei personaggi.

Il titolo, come sempre, è esplicativo: “Ricordi?”, infatti, può essere riferito alla rievocazione di esperienze passate, e quindi inteso come sostantivo, ma anche come verbo. Nel film, possiamo dire che il titolo conserva questa duplice valenza. “Ricordi?”, non a caso, è tra le domande che le persone che hanno condiviso qualcosa si rivolgono con più frequenza e, molto probabilmente, è quella più usata tra gli innamorati per saldare il loro cammino.

In “Ricordi?” Valerio Mieli ci parla ancora una volta di un amore tra un uomo e una donna, un amore comune, al punto tale da non dare nomi ai suoi personaggi che rimarranno per tutta la durata del film Lui (Luca Marinelli) e Lei (Linda Caridi), ma non per questo poco travolgente. Inevitabile il collegamento con “Eternal Sunshine Of The Spottles Mind” di Michel Gondry del 2004: i ricordi sono pesantissimi a tal punto da spingere Clementine (Kate Winslet) a volerli cancellare pur di poter andare avanti e, probabilmente, Lui in “Ricordi?” avrebbe fatto la stessa cosa se fosse esistita la clinica Lacuna Inc. Inoltre, la pellicola di Mieli, ricorda quella di Gondry anche per quanto riguarda la fotografia (non sono pochi i minuti in cui vedremo Marinelli e la Caridi stesi allo stesso modo di Joel -Jim Carrey– e Clementine) e le ambientazioni in cui giocano un ruolo preponderante la neve e il mare.

Ricordare significa etimologicamente “rimettere nel cuore” ed è questo che faranno Lui e Lei: ricorderanno il loro passato individuale mentre sono insieme e il loro passato di coppia quando non lo saranno più. Nella memoria tutto è sfasato, confuso, a volte ingannevole, e il rischio di sublimare è sempre troppo alto. Una perfetta applicazione del concetto di mente come camera oscura in cui passano, e si mescolano, immagini e sensazioni del passato teorizzata dal filosofo francese Hippolyte Taine. Per questo il film non avrà un andamento lineare ma sarà un continuo susseguirsi di salti temporali che implicano grande concentrazione da parte dello spettatore. Il presente è un tempo che non esiste, schiacciato completamente da un passato che però spinge al futuro. Un futuro che deve essere conquistato.

La produzione italo-francese del film si percepisce immediatamente: dai colori della pellicola, dall’abbigliamento dei personaggi, e dallo sguardo delicatissimo, e a volte lento, della macchina da presa che cozza con i rapidi e improvvisi cambi di scena.

Un film che vale la pena vedere, che sottolinea quanto la partita dell’amore se la giochino al 50 e 50 destino e volontà; perché chi è destinato a trovarsi si ritroverà ancora una volta e, finalmente, potrà chiedere all’altro: “Ricordi?”.

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