“Un figlio di nome Erasmus”: un viaggio on the road alla ricerca della felicità.

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“Un figlio di nome Erasmus” del regista milanese Alberto Ferrari, sarebbe dovuto approdare nelle sale cinematografica il 19 marzo, data della festa del papà. La pellicola è stata una delle prime italiane ad adattarsi a quello che, probabilmente e malauguratamente, sarà la nuova frontiera del cinema, approdando direttamente sulle piattaforme streaming.

Il film si inserisce benissimo nel classico filone di commedia all’italiana che siamo già abituati a vedere e, per questo, possiamo affermare che lo spettatore non vedrà nulla di nuovo o innovativo.Il format, infatti, per cast, trama e sceneggiatura, rimarca tantissimo il prodotto di successo di Paolo Genovese “Immaturi” (2011). Anche in “Un figlio di nome Erasmus” ritroviamo la consolidata coppia di successo Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu che riescono a garantire comicità e momenti di introspezione. A tele proposito un plauso a Bizzarri nei panni di Ascanio che risulta essere, nonostante tutto, il personaggio con credibilità maggiore. Ritroviamo anche Ricky Memphis, caratterizzato sempre dal consueto e simpatico accento romanesco, nei panni di un improbabile produttore musicale devoto ai Pooh. E se in “Immaturi” c’era la bellezza di Raoul Bova, nella pellicola di Ferrari, il ruolo di belloccio è affidato a Daniele Liotti, architetto alle prese con l’organizzazione del suo matrimonio. Il quartetto è al completo.

I quattro amici storici si troveranno ad intraprendere un viaggio on the road in Portogallo alla ricerca di un figlio in comune. Un furgone malconcio sarà la loro macchina del tempo che li riporterà, in una specie di pellegrinaggio sentimentale, nei luoghi della loro giovinezza e, precisamente, nel periodo dell’ erasmus in terra portoghese. Tutti si troveranno a fare i conti con i proprio fantasmi e, grazie a questo viaggio nel tempo, che gli consentirà di fare un passo indietro, riusciranno a compiere un passo avanti verso il futuro.

Il film, che si lascia etichettare subito, riserva però una sorpresa che, forse, arriva un pò troppo tardi (quasi sul prefinale) per ridimensionare il giudizio.

Nota positiva del film è la presenza, oltre quella di una bellissima Carol Alt (attrice di vanziniana memoria), della giovane Filipa Pinto nei panni della credibile Alice (deus ex machina dell’intero film) che conferisce tenerezza e credibilità alle vicende.

Simpatico, poi, il cameo nel finale di Roby Facchinetti.

Un film da vedere per chi ha voglia di trascorrere 107 minuti gradevoli.

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