
C’è stato un tempo in cui lo schermo, grande o piccolo che fosse, rappresentava la massima aspirazione per molte giovani donne. Un palcoscenico luccicante dove la bellezza, il talento e, soprattutto, l’opportunità potevano trasformare una ragazza comune in un’icona. Ma se un tempo il sogno era avvolto nel glamour delle dive del cinema e, in seguito, nel sorriso delle vallette televisive, oggi l’ambizione ha assunto una forma completamente nuova.
Per intere generazioni, il cinema è stato il tempio dell’eleganza, del mistero e del successo eterno. Le attrici non erano semplici interpreti; erano dive, figure quasi mitologiche che incarnavano un ideale di femminilità irraggiungibile.
Donne come Sophia Loren, Anna Magnani o, a livello internazionale, Audrey Hepburn e Marilyn Monroe, rappresentavano la vetta di un sogno.
La diva era una figura di potere, anche se spesso incanalato in ruoli specifici. Il suo successo dipendeva da grandi produttori, registi visionari e, sì, anche dal fato, ma il traguardo era l’altissima arte e la celebrità mondiale.
Con la diffusione della televisione, l’aspirazione al successo si è fatta più vicina e, per certi versi, più “democratica”. Se il cinema restava un’olimpo per pochi eletti, la televisione offriva uno spazio più vasto, specialmente per le figure di contorno, come le vallette, le showgirl o le annunciatrici.
Il ruolo della valletta è stato a lungo l’emblema del successo televisivo femminile in Italia. Non era necessariamente richiesto un talento attoriale complesso ma si valorizzava semplicemente la presenza scenica e la bellezza, requisito fondamentale per accompagnare il conduttore o animare i momenti di spettacolo.
Il sogno si era ridimensionato passando dal grande schermo del cinema ai pochi pollici della tv. Non si sognava più l’arte eterna, ma la visibilità rapida e la partecipazione a uno spettacolo di massa. La valletta era la musa, la spalla, l’oggetto di ammirazione, e il suo potere risiedeva principalmente nella sua immagine.
Oggi, lo scenario è mutato radicalmente con l’esplosione dei social media e lo spazio del sogno si è ridotto ulteriormente. Il grande schermo e il tubo catodico sono stati affiancati, e in alcuni casi superati, dal piccolo schermo dello smartphone. Il nuovo sogno di successo per le giovani donne non ha più a che fare con il superamento di provini rigidissimi o la benevolenza di un produttore, ma con la creazione autonoma di un pubblico.
L’aspirazione odierna è chiara: diventare un’influencer o, meglio,
imprenditrici di sé stessa. La figura dell’influencer bypassa le gerarchie tradizionali, non si aspetta una chiamata da un agente, ma crea i propri contenuti, stabilisce il proprio brand e gestisce la propria piattaforma.
A differenza della diva, perfetta e distante, o della valletta, impeccabile e scenica, l’influencer vende una parvenza di autenticità, quotidianità e relazionalità. Il successo si basa sulla capacità di connettersi emotivamente con la propria community.
E se le grandi dive ci vendevano un sogno, oggi le influencer ci vendono prodotti per la skin care.
Dal sogno di essere la Venere inarrivabile del cinema al volto sorridente e domestico della TV, fino al profilo accessibile e commentabile dell’influencer: lo spazio del sogno femminile diventa sempre più piccolo e, paradossalmente, sempre più basata sul valore del “sé” come prodotto.
