
Pochi personaggi letterari hanno saputo attraversare indenni i decenni, radicandosi nell’immaginario collettivo, come Sandokan, la leggendaria Tigre della Malesia. Nato dalla penna di Emilio Salgari alla fine del XIX secolo, il pirata di Mompracem è un’icona dell’avventura esotica, un ribelle nobile e romantico che ha ispirato generazioni di lettori e, soprattutto, registi.
Analizzare il romanzo d’origine, in particolare “Le Tigri di Mompracem” (1883-1884, pubblicato in volume nel 1900), e confrontarlo con i suoi più celebri adattamenti televisivi – la miniserie del 1976 con Kabir Bedi e il recente rifacimento con Can Yaman – permette di esplorare l’evoluzione del mito nell’arte narrativa.
Il Sandokan di Salgari è il frutto dell’immaginazione fervida di un autore che non vide mai i luoghi che descriveva. Il romanzo è un’esplosione di avventura, esotismo e passione, ambientato nell’arcipelago malese del 1849.
Sandokan è un principe spodestato del Borneo, la cui famiglia è stata sterminata dagli inglesi. La sua pirateria è primariamente un atto di vendetta e resistenza politica contro l’oppressore coloniale.
Ferito, si rifugia sull’isola di Labuan, dove incontra Marianna Guillonk, soprannominata la “Perla di Labuan”, nipote del nemico inglese, Lord James Guillonk. La storia d’amore tra il pirata e la nobildonna, tra due mondi opposti, è il motore centrale della trama. Per conquistare la sua amata, Sandokan è pronto a rischiare la sua isola, i suoi uomini e la sua stessa vita.
Al suo fianco c’è Yanez de Gomera, il fedele avventuriero portoghese, scaltro, cinico e dal carattere più leggero, che bilancia la natura fiera e a volte impulsiva di Sandokan.
Il Sandokan letterario è l’incarnazione del valore e dell’onore, un eroe tragico e appassionato la cui storia è intrisa di un profondo senso di giustizia e libertà.


La miniserie RAI del 1976, diretta da Sergio Sollima e interpretata da Kabir Bedi, ha rappresentato un evento televisivo epocale, consacrando l’attore indiano nell’immaginario collettivo come il Sandokan per eccellenza.
Sebbene presenti delle rielaborazioni e semplificazioni per il formato televisivo, la serie cattura magnificamente lo spirito epico e romantico del romanzo salgariano. L’ambientazione esotica, le musiche indimenticabili e l’azione avvincente hanno creato un prodotto di altissimo livello.
Kabir Bedi offrì una Sandokan possente, carismatico e dagli “occhi fiammeggianti”, perfettamente aderente alla descrizione letteraria. L’interpretazione ha enfatizzato il lato nobile e idealista del pirata, rendendolo un simbolo di resistenza universale.
Il successo fu travolgente, trasformando Sandokan in un vero e proprio fenomeno di massa e l’attore indiano in un sex symbol internazionale. L’immagine di Bedi è, ancora oggi, il metro di paragone con cui ogni successiva interpretazione è giudicata.
A distanza di quasi cinquant’anni, la nuova serie Lux Vide/Rai con Can Yaman nel ruolo del protagonista e Alessandro Preziosi come Yanez si propone di reinterpretare il mito per le nuove generazioni. La sinossi e le prime informazioni rivelano un Sandokan che, pur ispirandosi al romanzo, ne rimodella alcuni aspetti rendendolo più attuale.
La nuova trama sembra focalizzarsi maggiormente sulle dinamiche geopolitiche del Borneo del 1841 e sul conflitto con Lord James Brooke, il “cacciatore di pirati” (interpretato da Ed Westwick), che è l’antagonista principale.
Il Sandokan di Can Yaman viene descritto come un guerriero indomabile, cresciuto per le strade di Singapore e protettivo verso chi ama. Questo suggerisce un’origine più “street” e meno apertamente principesca rispetto alla versione di Salgari, volendo forse renderlo un eroe più “supereroistico” e vicino alle dinamiche delle serie TV contemporanee.
Anche Marianna è presentata come una donna dall’educazione vittoriana ma con una “vera natura ribelle e gioiosa,” che la porterà a compiere “scelte radicali.” La serie enfatizza l’incontro di “due mondi che non potrebbero essere più diversi” e il triangolo con Lord Brooke, suggerendo una rivisitazione del romanticismo salgariano più in linea con gli standard delle produzioni attuali.
Il Sandokan salgariano è la fonte pura di un mito basato su onore, avventura e un amore impossibile. La serie del 1976, con Kabir Bedi, è la sua trasposizione più iconica e fedele nello spirito, che ha definito l’immaginario collettivo. Il nuovo progetto con Can Yaman, pur mantenendo l’ossatura della storia, punta a modernizzare l’eroe, forse rendendolo più ruvido e stratificato, per parlare a un pubblico globale abituato a prodotti dal ritmo serrato e dalle trame complesse.
In entrambi i casi, Sandokan dimostra la sua forza come archetipo: l’eroe romantico, selvaggio e giusto, il cui ruggito di libertà non smette di echeggiare attraverso i mari dell’avventura.
