
Il conflitto israelo-palestinese è una delle ferite più dolorose e longeve del nostro tempo. Spesso ridotto a notizia fugace o a slogan polarizzati, ha bisogno invece di voci, storie e testimonianze capaci di restituire la sua profondità umana e storica. La letteratura, sia narrativa che saggistica, diventa allora uno strumento prezioso: non solo per informarsi, ma per provare empatia e comprendere le vite che si nascondono dietro i titoli di giornale.
Parola di Medea vi consiglia cinque libri che meritano di essere letti per chiunque voglia avvicinarsi con serietà e sensibilità alla questione palestinese.
1. Ogni mattina a Jenin – Susan Abulhawa
Considerato un classico della narrativa palestinese contemporanea, questo romanzo segue la vita di Amal, una ragazza segnata dalla guerra, dall’esilio e dalla perdita. Attraverso la sua voce, Susan Abulhawa offre uno sguardo intimo e dolorosamente umano sul conflitto, restituendo un racconto epico e allo stesso tempo personale.
Perché leggerlo: perché ci aiuta a capire cosa significhi crescere in un mondo costantemente minacciato dalla violenza, senza perdere la dignità.
2. Sparare a una colomba – David Grossman
Lo scrittore israeliano David Grossman racconta il dolore della guerra e la fragilità umana attraverso la storia di un attore incaricato di commemorare un amico ucciso in un attentato. Il libro diventa una riflessione universale sul lutto, sulla memoria e sulla speranza.
Perché leggerlo: per ascoltare anche la voce di chi, dall’altra parte del conflitto, si interroga sulle ferite che la violenza lascia in chi resta.
3. Quando il mondo dorme – Francesca Albanese
Una raccolta di storie vere dalla Palestina, che dà spazio a testimonianze dirette di chi vive ogni giorno sotto occupazione. Tra sofferenza, resistenza e dignità, il libro restituisce una pluralità di voci spesso silenziate dal racconto mediatico.
Perché leggerlo: perché ci ricorda che dietro ogni statistica ci sono volti, famiglie, esistenze quotidiane che chiedono di essere ascoltate.
4. Un giorno nella vita di Abed Salama – Nathan Thrall
Un racconto breve ma potentissimo: la giornata di un ragazzo palestinese disabile, intrappolato tra povertà, occupazione e ingiustizia. Thrall mette a nudo la condizione dei più vulnerabili, offrendo un quadro concreto e toccante delle contraddizioni di Gerusalemme.
Perché leggerlo: perché ci mostra, attraverso una singola vita, l’impatto enorme delle scelte politiche e militari sulle persone comuni.
5. I figli dell’odio – Cecilia Sala
Un reportage che attraversa Israele, Palestina e Iran, esplorando come le nuove generazioni siano cresciute tra odio, fratture politiche e violenza. Sala intreccia le storie dei giovani per restituire il ritratto di un Medio Oriente in radicale trasformazione.
Perché leggerlo: perché ci aiuta a capire che il conflitto non è solo passato e presente, ma soprattutto futuro: quello delle nuove generazioni.
Questi cinque titoli, diversi per stile e approccio, hanno un filo rosso comune: restituiscono umanità a un conflitto che spesso viene raccontato in termini astratti o geopolitici. La narrativa e il reportage si intrecciano, offrendo al lettore una bussola per orientarsi tra dolore, speranza, memoria e resistenza.
In tempi come i nostri , leggere diventa un atto di responsabilità civile: un modo per aprire gli occhi e non voltarsi dall’altra parte.
