
Si è conclusa ieri sera, con una cerimonia scintillante negli studi di Cinecittà, la 70ª edizione dei Premi David di Donatello, il più prestigioso riconoscimento del cinema italiano. A condurre la serata, con la loro consueta verve, Elena Sofia Ricci e Mika, che hanno accompagnato il pubblico attraverso l’annuncio dei vincitori e momenti di spettacolo.

La pellicola che ha dominato la serata è stata senza dubbio “Vermiglio” di Maura Delpero, che ha conquistato ben sette statuette, tra cui i premi più importanti come Miglior Film e Miglior Regia. Un risultato straordinario per la regista, che ha visto il suo intenso dramma trionfare sulle altre opere in concorso. Tra gli altri premi significativi, Tecla Insolia ha vinto come Miglior Attrice Protagonista per “L’arte della gioia”, un riconoscimento super meritato data l’interpretazione magistrale della giovane promessa del cinema. Elio Germano, invece, si è aggiudicato il titolo di Miglior Attore Protagonista per “Berlinguer – La grande ambizione”. Germano è un attore che continua a farle la differenza: sale sul palco con naturalezza, stringe il suo premio e va a braccio in un discorso coraggioso che non dimentica la Palestina. Francesco Di Leva ha convinto nella categoria Miglior Attore Non Protagonista per “Familia”, e Valeria Bruni Tedeschi ha trionfato come Miglior Attrice Non Protagonista per “L’arte della gioia”.
La serata ha visto anche il conferimento di premi speciali: il David alla Carriera è andato al maestro Pupi Avati, mentre Timothée Chalamet e Ornella Muti, che non ha ritirato il premio in presenza, hanno ricevuto il David Speciale per il loro contributo al cinema. Il David Giovani è stato assegnato a “Napoli – New York” di Gabriele Salvatores, e il David dello Spettatore è andato a “Diamanti” di Ferzan Özpetek che si è rivelato il film più visto nelle sale italiane.
L’ombra di “Parthenope”: 15 candidature, zero premi per Sorrentino

Nonostante il clima di festa e celebrazione, un’ombra ha aleggiato sulla serata: l’incredibile risultato di “Parthenope”, l’attesissimo film di Paolo Sorrentino. La pellicola partenopea, che aveva collezionato ben 15 nomination, presentandosi come uno dei favoriti della vigilia, ha clamorosamente concluso la serata senza portare a casa alcuna statuetta.
Un risultato che ha lasciato molti addetti ai lavori e appassionati di cinema perplessi. Come è possibile che un film con un tale numero di candidature, firmato da un regista del calibro di Sorrentino, sia rimasto completamente a secco? Le categorie in cui “Parthenope” era in lizza spaziavano dai premi principali come Miglior Film e Miglior Regia, fino a quelli tecnici come Migliore Sceneggiatura Originale e Migliore Fotografia.
Questo “zero su quindici” rappresenta un evento più unico che raro nella storia dei David di Donatello e solleva interrogativi sulla valutazione del film da parte dell’Accademia del Cinema Italiano. Se da un lato il trionfo di “Vermiglio” è stato accolto con entusiasmo, dall’altro il mancato riconoscimento a “Parthenope” ha generato un certo dibattito e sorpresa nel mondo del cinema italiano. Resta da capire quali siano state le dinamiche di voto che hanno portato a questo inaspettato esito per il film di Sorrentino e, soprattutto, viene spontaneo chiedersi se forse l’epoca Sorrentino non sia definitivamente finita.
