
Sarebbe dovuta arrivare domani 25 ottobre, su piattaforma Disney +, la serie “Avetrana-Qui non è Hollywood” che avrebbe riacceso i riflettori, mai spenti in realtà, sul tragico delitto di Sarah Scazzi.
Prodotta da Groenlandia e Disney, la serie è stata sospesa in via cautelare dal Tribunale di Taranto, in seguito al ricorso del sindaco preoccupato per l’immagine del paese che ancora fatica a riprendersi dopo la tragica vicenda del 2010.
La serie tv, diretta dal regista Pippo Mezzapesa e presentata alla Festa del Cinema di Roma dove sono stati proiettati 4 dei 6 episodi, ha una struttura interessantissima: ogni puntata narra la vicenda dal punto di vista dei vari personaggi e offre una nuova prospettiva sul delitto che sconvolse la piccola comunità pugliese attraverso un racconto doloroso, ma anche grottesco, tagliente e velenoso, con un focus particolare sul ruolo dei media e sulla spettacolarizzazione del dolore. Anche il cast è notevole con Vanessa Scalera, Paolo De Vita, Giulia Perulli, Imma Villa, Federica Pala, Anna Farzetti, Giancarlo Commare e Antonio Gerardi, che per l’occasione si sono trasformati in personaggi molto molto simili ai reali protagonisti.

La sospensione momentanea della serie ha dunque acceso un dibatto pubblico che vede sostanzialmente la contrapposizione di due fazioni: da un lato, ci sono coloro che difendono il diritto degli autori a raccontare una storia, anche dolorosa, e che sottolineano l’importanza di fare luce su un caso che ha suscitato grande interesse mediatico. Dall’altro, ci sono coloro che ritengono che la serie sia un tentativo di lucrare sulla tragedia altrui e che possa riaprire ferite ancora aperte.
Ma la vicenda di Avetrana è nata con i riflettori puntati. Tutti ricordiamo, infatti, le file chilometriche che si crearono fuori alla villetta degli orrori, con decine e decine di “turisti” accorsi fin lì per fotografare poi non si sa cosa. Fatto sta che tutta la vicenda fu oltremodo spettacolarizzata: perfino il ritrovamento del corpo di Sarah fu annunciato in prima serata su Rai2 durante un noto talkshow.
Bisogna ricordare che il true crime è un genere in larga ascesa negli ultimi anni, basti citare la serie “Yara -oltre ogni ragionevole dubbio” che, se da un lato culla lo spettatore più morboso, affascina anche tutti coloro i quali cercano narrazioni alternative e non sui casi di cronaca nera offrendo spunti di riflessione su temi importanti come la giustizia, la verità e il ruolo dei media.
Al momento, non è chiaro quando e se la serie verrà finalmente trasmessa si sa solo che la prima udienza è fissata per il 5 novembre. La decisione finale spetterà, ovviamente, al tribunale che dovrà valutare se la serie rispetta i requisiti di legge e non lede i diritti delle parti coinvolte. Non ci stanno però i produttori che hanno più volte affermato che faranno il possibile per far valere le loro ragioni e presentare finalmente al pubblico un prodotto sul quale hanno lungamente lavorato.
Resta intanto un pò di amaro in bocca per una serie che aveva acceso altissime aspettative e la cui sospensione, ad ogni modo, non risolve importanti interrogativi etici quali la spettacolarizzazione del dolore che stanno a monte ad ogni lavoro analogo.
