
“Enea”, il secondo film da regista di Pietro Castellitto, è un’opera complessa e affascinante, che esplora temi come la ricerca dell’identità, la crisi della società contemporanea e il rapporto tra bene e male.
Il film racconta la storia di Enea Tammaro, un giovane rampollo della Roma bene che, annoiato e insoddisfatto della sua vita, decide di intraprendere una vita criminale. In questo percorso, Enea viene accompagnato da Valentino, un suo amico di infanzia che è appena uscito di prigione.
La storia di Enea è una storia di formazione, in cui il protagonista deve imparare a confrontarsi con la sua identità e con il mondo che lo circonda. Enea è un personaggio contraddittorio, che incarna sia il bene che il male: da un lato, è un ragazzo sensibile e idealista, che cerca di fare del bene nel mondo, dall’altro lato, è un criminale violento e spietato, che non esita a compiere atti di ferocia.
Il film di Castellitto è un’opera di grande ambizione, che non si limita a raccontare una semplice storia di gangster ma regala una fotografia lucida e attenta di un’Italia decadente e del dualismo eterno racchiuso nell’animo umano. Il regista indaga le contraddizioni della società contemporanea, in cui il bene e il male sono spesso confusi e indistinguibili.
Il film è anche un’analisi del rapporto tra padre e figlio, dove il protagonista cerca di liberarsi dall’influenza del padre, un uomo autoritario e violento.
“Enea” è un film ben realizzato, con una regia solida e una fotografia suggestiva. Pietro Castellitto, dopo il promettentissimo esordio con la pellicola da lui diretta “I Predatori”, dà una prova di grande talento, sia come regista che come attore, come d’altronde era già stato visibile in “Freaks Out”. Il suo Enea è un personaggio complesso e affascinante, che lascia il segno grazie anche alla presenza di un cast validissimo che riesce a dargli la giusta luce come Benedetta Porcaroli, Giorgio Quarzo Guarascio e Chiara Noschese.
