
È disponibile su piattaforma Netflix dal 1 novembre il nuovo lungometraggio del regista turco Ferzan Ozpetek dal titolo “Nuovo Olimpo” presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma 2023.
Si tratta della 14esima pellicola del regista, da sempre innamorato dell’Italia e della capitale, amore che in questo film celebra a pieno.
“Nuovo Olimpo” è sicuramente il film più intimista e introspettivo di Ozpetek che lo riavvicina alla produzione dei primi tempi e a tematiche già affrontate in precedenza: l’amore, sempre descritto con i colori delicati della purezza e della profondità di sentimenti. Che ad amarsi siano due uomini, Enea (Damiano Gavino, volto noto del piccolo schermo che a breve rivedremo nella seconda stagione de “Il Professore”) e Pietro (Andrea Di Luigi), è solamente un dettaglio. Quello che lascia senza fiato è l’amore, un amore travolgente che arriva all’improvviso ed è destinato a durare in eterno nel cuore e nella memoria. Ferzan è, come sempre, in grado di descrivere l’amore omosessuale senza mai essere volgare: l’amplesso tra i due protagonisti, con Roma sulla sfondo, è un quadro in movimento, un’opera d’arte che incanta lo spettatore.
Un film meta cinemtografico dove il cinema diventa mezzo e strumento per narrare: c’è del cinema sin dalla prima scena dove una bellissima Jasmine Trinca è impegnata sul set, il cinema è luogo di incontro e di magia e il “Nuovo Olimpo” è un luogo che accoglie tutti quei giovani che si rifugiano nei suoi corridoi ovattati per cercare i baci idilliaci che vengono proiettati sullo schermo. Ad accoglierli c’è la cassiera Titti, una straordinaria Luisa Ranieri, che ricorda una diva del cinema decaduta con la passione del canto e della danza e con il sogno, mai realizzato di diventare attrice, che ora è custode di baci segreti e ancora proibiti. Luisa Ranieri, quasi irriconoscibile a causa del trucco, è una delle tante figure femminili portanti della narrazione, una sorta di angelo custode di Enea che appare e ricompare e che ha sempre lo sguardo fisso su di lui. Sarà proprio Titti a pronunciare una delle frasi più belle del film, lei che con la sua risata ritorna sotto forma di ricordo nella mente di un Enea bendato: “Non è il quanto ma il come. E’ l’intensità di un incontro e il riconoscersi che fa una storia d’amore”. E, infatti, Enea e Pietro si sono riconosciuti sin dal primo sguardo scambiato tra la folla.

Gli occhi sono un elemento che ritorna spesso nel corso della pellicola. Tutto l’amore dei protagonisti, infatti, è affidato ai loro sguardi: occhi che si cercano, che si rincorrono e che immortalano proprio come l’occhio della macchina da presa. Gli occhi di Enea che guardano in camera, abbattendo la quarta parete nel prefinale, e le parole che accompagnano quello sguardo lo spettatore se li sente arrivare come un pugno nello stomaco.
“Nuovo Olimpo”, che copre un lasso temporale di anni, non è solo un inno all’amore puro e viscerale trattato in chiave crepuscolare, ma anche un omaggio da parte del regista al grande cinema italiano: “Mamma Roma” di Pasolini, “Il giardino dei Finzi Contini” di De Sica e “Nella città l’inferno” di Castellani sono alcuni dei capolavori che il Nuovo Olimpo proietta.
E se si racconta un amore tra due uomini ad affiancarli ci sono super donne: non solo Luisa Ranieri ma anche Greta Scarano alla quale è affidato un compito bellissimo, ovvero quello di riconoscere il grande amore e saperlo lasciare andare. “Gli amori impossibili sono quelli che durano di più”, afferma all’uscita della sala cinematografica in una frase che tanto ricorda il crepuscolare Gozzano e la sua “Solo amai la rosa che non colsi”. Nel set anche Aurora Giovinazzo nel ruolo dell’amica, confidente e amante occasionale di Enea. Ma le donne sono protagoniste anche per quanto riguarda le musiche da brivido che spaziano da Ornella Vanoni a Mina.
Un film che funziona alla perfezione e dove nulla, un pò come sempre nei film del regista, è lasciato al caso: dalle musiche alla sceneggiatura e alla fotografia. Una menzione speciale anche al trucco che riesce a far magia e invecchiare i personaggi senza mai renderli ridicoli o caricaturali. Andando a fondo, e azzardando un pò come piace fare a chi fa critica, possiamo affermare che nemmeno la scelta dell’onomastica sia casuale: Enea, rimanda al fondatore troiano, capostipite di una nuova generazione colui che in “Nuovo Olimpo” ha introdotto Pietro in un nuovo mondo. Pietro, invece, ci fa pensare subito al primo discepolo di Gesù, colui che per primo ha raccolto la sua parola con il compito di diffonderla e, anche il Pietro di Ozpetek, raccoglie e custodisce un grande amore.
Un grande amore incompiuto che la carrellata laterale a ritroso nel finale svela, salva e custodisce come così conservata in eterno nel cuore dei due protagonisti. Un cinema che, ancora una volta, compie la sua missione: rendere possibile e consacrare all’immortalità. Un peccato non aver potuto godere del film in sala.
