
a cura di Fabio De Paulis
Chi non ha letto almeno per una volta nella vita un fumetto della Disney?
Chi non ha conosciuto e amato il saccente Topolino e la sua Minnie, la resilienza di Paperino e chi non ha desiderato di nuotare nel danaro come Zio Paperone?
Chi non si è mai domandato perché Pippo che è un cane, agisce e parla come una persona, mentre Pluto agisce e pensa soltanto da cane?
Come è mai possibile che un cavallo, Orazio, sia lo sposo di una mucca, Clarabella?
Soltanto la matita e la magia di Walt Disney potevano immaginare e creare un mondo fantastico dove i personaggi da lui disegnati avrebbero accompagnato generazioni e generazioni di persone di ogni età.
Chi non ha pianto quando Bambi ha perso la madre o quando Simba si è sentito in colpa per la morte di Musafa?
Chi non ha immaginato una storia d’amore come quella della Bella e la Bestia, o di Biancaneve, o di Cenerentola?
Chi non ha ritrovato nei sette nani il carattere di qualcuno a noi vicino?
Chi non avrebbe mai voluto sentirsi un eterno Peter Pan e volare dopo aver trovato un pensiero felice, magari sul tappeto persiano di Aladin o con le lunghe orecchie di Dumbo?
Chi non ha cantato le canzoni di tutti i film della Disney che periodicamente hanno allietato il Natale di ognuno di noi?
Chi non ha amato ancor di più ogni animale: dai cani della Carica dei 101 e di Lilly e il Vagabondo, ai gatti degli Aristogatti, per passare ai cavalli di Spirit?
Quale ragazza non si è sentita Vaiana piuttosto che Rebel, oppure Anna ed Elsa e quale uomo non si è sentito Tarzan, piuttosto che Robin Hood, oppure Hercules?
Chi non ha visto in Capitan Uncino, in Jafar, in Shere Kan, in Gaston, in Crudelia De Mon, in Ursula, in Scar, la personificazione del male?
E chi non ha colto la spensieratezza e la semplicità di Baloo o di Quasimodo, immedesimandosi a sua volta?
E il senso dell’amicizia di Woody con Buzz Lightyear?
E le avventure di Nemo o di Zanna Bianca?
Cento anni di emozioni ci sono state regalate da quando i due fratelli Walt e Roy Disney fondarono la più emozionale compagnia di animazione che ha catturato la gioia di milioni di persone in tutto il mondo e di ogni genere, raccontando storie che non si sono limitate al mero divertimento, ma proponendo un modello di vita positivo, moralmente e psicologicamente raggiungibile, così come in fondo il nostro mondo dovrebbe e tutto sommato potrebbe essere. Non a caso in Elemental e in Inside Out sono state trattate tematiche come le emozioni degli individui piuttosto che le interrelazioni personali e sociali, abbandonando seppur brevemente la consueta lotta tra il bene e il male.
Non ci resta altro che dire: grazie Disney, di averci consegnato il dono più grande, quello di poter tornare ad essere ancora bambini.
La Disney e il politicamente corretto
a cura di Chiara Imbimbo
A partire dal 2010, però, il regno incantevole della Disney ha subito una notevole evoluzione che l’ha spinta a mettere piede fuori dal castello incantano, o meglio, ad aprire le sue porte a chi, fino a quel momento ne era rimasto fuori abbracciando il politically correct.
La pellicola che segna questo importante turning point è “Zootropolis” al quale sono seguiti poi i vari remake in live action quale “Dumbo”, “La bella e la bestia” per arrivare alla più recente “Sirenetta” e alla futura “Biancaneve” che arriverà in sala nel 2024.
Tutto queste pellicole che hanno fatto sognare più di una generazione sono state tutte appositamente rivisitate: in “Dumbo” sono spariti i corvi perché ritenuti stereotipi degli afroamericani, nella romantica storia d’amore de “La bella e la bestia” è stata inserita una storia d’amore omosessuale, e la “Sirenetta” invece di caratteristici tratti caucasici è diventata afroamericana.
Le polemiche su questi interventi di remake sono state immediate e continueranno ad esserlo anche nel 2024 con l’uscita del film “Biancaneve” dove la protagonista dalla pelle bianca come la neve, avrà tratti ispanici e i simpatici 7 nani non saranno più nani ma un gruppo formato da diverse etnie.
La posizione della Disney, negli ultimi anni, appare piuttosto chiara. Anche sulla piattaforma Disney+ alcune pellicole classiche come “Gli Aristogatti” o “Peter Pan”, vengono precedute da una esplicita dichiarazione:
«Questo programma include rappresentazioni negative e/o maltrattamenti di persone o culture. Questi stereotipi erano sbagliati allora e sono sbagliati adesso. Piuttosto che rimuovere questo contenuto, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare la conversazione per creare un futuro più inclusivo insieme. Disney si impegna a creare storie con temi ispiratori e ambiziosi che riflettano la ricca diversità dell’esperienza umana in tutto il mondo».
Un passo indietro, un voler prendere le distanze da un ricco repertorio che ha tanto emozionato e continua ad emozionare nel nome del politicamente corretto dimenticando, però, che la cattiveria non appartiene ai bambini ma solo agli adulti.
Ci chiediamo, dunque, se non sia più giusto creare nuove storie adatte alla contemporaneità di sana pianta piuttosto che rimaneggiare un abito cucito su misura per una specifica generazione che rischierebbe solo di risultare eccessivamente rappezzato perdono l’originaria bellezza.
